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Crisi e furti, all’Italmark
la disperazione aguzza
l’ingegno dei poveri

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Hanno colpito all’Italmark, supermercato del Centro Commerciale Padano preso particolarmente di mira in queste ultime settimane. Ma potrebbero anche darsi da fare presso altre catene della zona (ammesso che già non l’abbiano fatto). Sono i nuovi poveri, che si “accontentano” di rubare beni di prima necessità e probabilmente sfruttano anche l’appartenenza ad un’etnia diversa come scusante nel caso in cui vengano colti in flagrante. Spesso infatti i protagonisti di questi micro-crimini sono stranieri, che cercano di portare in tavola qualcosa di buono e di pregiato pur non potendoselo permettere: se vengono beccati, come detto, tirano in ballo questioni di razzismo e similari, creando non poco imbarazzo tra le commesse e il direttore del supermarket.

Abbiamo raccolto testimonianze e studiato il fenomeno, cercando di stilare una sorta di elenco delle operazioni portate a termine. Già, perché la crisi economica, spingendo molti disperati a rubare il classico “tozzo di pane”, ha anche aguzzato l’ingegno di chi al supermercato intende andare a colpo sicuro e, di conseguenza, usa tattiche assodate. Eccone alcune.

I METODI CLASSICI – L’esempio canonico è quello della giacca larga. Più spazio per riporre la merce da rubare, meno rigonfiamenti sospetti quando si passa davanti alla cassa. Non solo: dato che la merce rubata spesso pesa parecchio, queste giacche hanno elastici interni che consentono di sostenere il peso degli oggetti trafugati. Rientra in questi metodi ormai noti anche la borsa schermata, che consente di aggirare il sistema anti-taccheggio.

CARNE MARCIA – Al banco macelleria dell’Italmark la carne viene ormai venduta confezionata, dopo la divisione dei tagli e le operazioni di prezzatura. Chi intende rubare un taglio pregiato toglie la carne dalla confezione e la nasconde, anche qui o nella giacca oppure addirittura nei passeggini dei bambini al seguito. Il problema emerge quando qualche commessa si accorge di questa operazione strana e magari “pedina” il malintenzionato fino alla cassa. Se il potenziale ladro si accorge e teme di essere smascherato, getta la carne sotto uno scaffale a caso. La carne viene ritrovata dopo una settimana per l’odore che, ormai imputridita, emana. Uno spreco ripetuto più volte.

LA TRUFFA DEI COSMETICI (E DEL DENTIFRICIO) – Basta munirsi di uno scatolino ad hoc, arrivare al banco cosmetici e svuotare il contenitore originale, riversando il contenuto nello scatolino portato da casa. Se nessuno se ne accorge, il colpo è fatto. E poco importa se parliamo di pochi euro risparmiati: tutto fa brodo, nella giungla della disperazione. Interessante poi il furto di dentifricio: il prodotto, come noto, è contenuto sì in un tubetto apposito, che però è poi inserito in un contenitore di cartone, uguale per tutte le marche. Basta scambiare l’involucro di cartone e magari inserire un tubetto di dentifricio di 4 euro in un cartoncino da 0.50: un bel risparmio, anche se illegale.

PIC-NIC FRUTTA E VERDURA – Metodo semplicissimo e banale è quello scelto da chi si fa fare un panino al banco apposito e poi lo consuma prima di uscire, gettando la carta e il codice a barre, magari sorseggiando un succo di frutta tolto dallo scaffale e consumato prima di arrivare alla cassa. Un pic-nic gratuito. Altro trucchetto non così complicato è quello delle bilance self service di frutta e verdura: si mettono tre mele nella borsine, si pesano, si appiccica il relativo scontrino, poi si inseriscono altre 4-5 mele, ovviamente non pagate. Se la cassiera non ha molto occhio, il gioco è fatto.

IL RAGGIRO DEL TELEFONINO – Si compie non da soli ma con almeno 2-3 complici. Uno sta fuori dal negozio e comanda le operazioni dalla vetrina. L’altro complice (o gli altri due) chiedono informazioni alle commesse, distraendole. Il terzo svuota gli scaffali, sempre guidato dal palo appostato fuori, e riempie tasche o borsine schermate.

ALCOOL A GO GO – Spariscono molte bottiglie pregiate: basta grattare via dall’etichetta il codice a barre e poi imboscarsele dove si preferisce. Il problema è che, se qualcuno se ne accorge, poi le bottiglie vengono restituite in malo modo e, a quel punto, non possono più essere vendute. Chi comprerebbe uno champagne pregiato con l’etichetta tutta rovinata?

LES MISERABLES – Non un vero e proprio furto, quest’ultimo, ma un esempio che rende benissimo l’idea del punto al quale si è arrivati. Il supermercato, a fine turno, è tenuto a gettare in un apposito spazio dietro al centro commerciale scarti e cibi avariati. Lì, di notte, qualcuno fa scorta e ricicla. Onestamente ci sembra questo il gesto più disperato di tutti.

 

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