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Cristina Donini, da
Drizzona a Ginevra per
amore della medicina

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Una nuova puntata di Casalaschi nel mondo, il sito che raccoglie, all’indirizzo www.casalaschinelmondo.it, le storie di chi è nato e vissuto a Casalmaggiore o comunque nei dintorni casalaschi, appunto, e ha poi scelto di partire per una nuova avventura di vita.

La storia di Cristina Donini arriva da Drizzona, o meglio da Ginevra. Così la ragazza si racconta: “Cresciuta tra Drizzona e Piadena, nell’ombelico del mondo, sempre affascinata dalla medicina e dai farmaci, dopo la laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’Università di Parma, mi offrirono di restare in Università per continuare con un Dottorato di Ricerca. L’idea della carriera accademica non mi allettava tantissimo, volevo qualcosa di più applicato, ma il desiderio di continuare nella ricerca ebbe la meglio, feci il concorso e lo vinsi”.

“Poi” continua “arrivò la proposta di partire per gli Stati Uniti e lavorare su un progetto lanciato dall’NIH, National Institute of Health, in America, sulla somministrazione orale d’insulina per la cura del Diabete Mellito. E così nel Gennaio del 2000 partii come Visiting Researcher ed atterrai alla Purdue University a West Lafayette, Indiana, quotata ai tempi tra le prime dieci nel campo della Chimica, della Farmaceutica e dell’Ingegneria. Negishi, premio Nobel per la Chimica nel 2010 insegna tuttora là. Ricordo ancora la partenza. Ero abituata a viaggiare, avevo trascorso diverse estati in Inghilterra a perfezionare l’inglese, ma questo era un viaggio diverso, era un sogno divenuto realtà, andavo a fare ricerca in America come avevo tanto sognato da piccola. Passai quasi 3 anni laggiù, in quella che definirei la “bassa Americana” con tante cose in comune con la nostra Bassa, i campi di mais, la pianura e l’umidità, ma non le nebbie e le zanzare. E da lì iniziò tutto”.

Anche se Cristina ha dovuto sudare non poco anche quando il traguardo sembrava ormai raggiunto: colpa della “politica” del paese tricolore. “Rientrai in Italia” continua la ragazza sul sito “con una mentalità troppo Americana, con l’agognato e sofferto PhD (Doctor of Philosophy) in Pharmaceutical Technology, e dopo nemmeno due anni trascorsi come ricercatrice al centro di ricerca GlaxoSmithkline a Verona, quando mi offrirono un lavoro in una Biotech a Ginevra specializzata su sclerosi multipla, e malattie autodegenerative, non ci pensai due volte. Era fine 2004, e da lì partì un’altra avventura che continua tutt’ora. In Svizzera questa volta. Da quasi un anno ho lasciato la grande Pharma, dopo quasi 10 anni, e lavoro, sempre a Ginevra, per una non profit che sviluppa medicinali per curare la malaria, Medicine for Malaria Venture. Lavoriamo con Organizzazione Mondiale della Sanità, Bill&Melinda Gate Foundation, Wellcome Trust, NIH, e tante altre. Insieme sviluppiamo e portiamo sul mercato medicinali in grado di combattere una malattia che uccide un bimbo ogni 45 secondi. Un lavoro affascinante, dinamico, per una causa in cui credo e che mi sta portando a scoprire posti più o meno remoti della Terra. I viaggi di lavoro che prima mi vedevano in America, in Europa, e in Australia, ora mi portano in zone non turistiche dell’India, della Cina, dell’Africa. Realtà a volte difficili, dove però incontri persone fantastiche con la stessa passione per la ricerca farmaceutica”.

“Adoro Ginevra” continua la drizzonese “per l’aria internazionale che si respira grazie alla presenza delle Nazioni Unite, e di tutto il suo indotto, per il Lago Lemano, per il Monte Bianco, che riesco a vedere dalle finestre del mio ufficio, per gli amici trovati che vengono da ogni angolo della Terra. E’ diventata “casa”, anche se resto Italiana al 100%, della Bassa: mi mancano cose per cui mai avrei potuto immaginare di provare nostalgia, quei nebbioni tanto odiati, i paesaggi e i volti della Bassa, il nostro meraviglioso dialetto, e tanto altro”.

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