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L’OPINIONE – E’ tornata
la Democrazia Cristiana
In vagone Letta

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Fatto storico: destra e sinistra governano insieme. E’ tornata la Dc. Vent’anni dopo Tangentopoli. Letta e Alfano hanno varato una riedizione della Democrazia cristiana, i padri nobili del Pd sono stati fatti fuori. E dietro l’angolo c’è sempre il margheritino Renzi, pronto a prendersi il partito.
L’operazione rinnovamento – primo governo di grande coalizione dal 1947 – è epocale. Durerà? Gli esclusi non staranno a guardare, la “vendetta” di Bersani (ringraziato  per la sua lealtà da Letta in aula) non si farà attendere. Passata la commozione, il piacentino si riprenderà.  Ergo il  cammino del Nipotissimo non sarà facile. Ma avendo pellaccia Dc – e democristiani, di nascita, oltre ad Enrico Letta ci sono pure Alfano, Lupi,Mauro – la resistenza è garantita. Anche perché sulla nuova squadra c’è il timbro del presidente Napolitano che ha voluto un “disarmo bilanciato”. Grillo è finito all’angolo con tutto il suo dispetto prontamente  scaricato sul blog (“questo governo  è una ammucchiata degna del miglior bunga bunga”). Rabbioso il suo tweet all’annuncio del nuovo esecutivo: “Con il governo Letta al terzo giorno è resuscitato Barabba”. Si annunciano giorni tutt’altro che tiepidi.
Letta non parte da zero. Per quasi cinquant’anni la politica e la storia del nostro Paese sono state determinate e guidate dalla Democrazia Cristiana, erede diretta del Partito popolare di don Sturzo. Cioè dal 1943 al 1993. A partire dal crollo del fascismo – prima con cautela, abilità, prudenza e poi, via via, sempre con maggior decisione e talvolta pure con durezza – De Gasperi ha messo a segno il suo capolavoro:quello cioè di scacciare le sinistre dal governo, di battere il Fronte popolare nelle fatidiche elezioni del  18 aprile 1948, di porre il suo partito al centro dello schieramento politico e di presentarlo agli Stati Uniti come il garante della fedeltà  atlantica dell’Italia. Poi, dopo questi  innegabili trionfi , all’interno della Balena bianca  – per la sua stessa natura interclassista –  sono cominciate le rogne. Sempre superate, mai risolte.
Ora l’avvento del “doroteo” Letta. Il suo è l’esecutivo più giovane della storia. Riuscirà a rilanciare il Paese?  Di record ne ha già infilati in partenza :età media di 53 anni (inferiore di cinque anni a quella del governo Pella del ’53); c’è  la più alta percentuale di donne (7 su 21 ministri).E’  il primo governo della storia che ha tra i suoi ministri un rappresentante di colore (la democratica Cecile Kyenge). E c’è pure l’olimpionica più longeva,Josefa Idem,ex pupilla di Oreste Perri, mezzo  secolo di pagaiate, 20 medaglie ai Mondiali. Una donna tutta canoa e famiglia, nata tedesca, italiana dal 1992.
Letta ricorda i dorotei che al VII Congresso di Firenze (1959) procurarono il ribaltone eppoi si presero tutto flirtando con le gerarchie ecclesiastiche ed il mondo industriale. Negli anni ’60 dominavano: Moro al governo,  Segni Capo di Stato e Rumor alla segreteria.
Un trio che la sapeva lunga. Tutti sapevano galleggiare. Moro lo chiamavano il “Dottor Divago”,  il vecchio Segni era un equlibrista che i malignazzi definivano “un pesce rosso nell’acquasantiera” per il suo presunto sinistrismo. Quanto a Rumor basti ricordare che Fortebraccio lo chiamava “Tisana” e Stefano Benni lo bollò con un indimenticabile “Amnesy international” perché al processo di Catanzaro (per la strage della Banca dell’Agricoltura) non ricordava nulla.
Letta, invece dovrà pedalare. Molto. Nel suo discorso a Montecitorio  ha dettato il programma: stop dell’Imu, priorità al lavoro, reddito minimo per le famiglie povere, ammortizzatori per i precari. Ma ha anche detto che “tra 18 mesi trarrò le mie conseguenze”.  Ce la farà?

Enrico Pirondini

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