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Gazzuolo, testimonianza
della donna rapinata:
“Forse so chi è stato”

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Fotogallery Elisa Caputo

Quando Fausta Ziani, la 60enne di Nocegrossa, frazione di Gazzuolo, rapinata nella serata di mercoledì da due malviventi, ha provato a prendere la cornetta del telefono, non ha potuto fare altro che arrendersi.

I due rapinatori se n’erano andati da pochi minuti: la povera donna, che aveva subito poche settimane prima un’operazione chirurgica, legata alle mani, alle gambe e ai piedi ad una sedia, ha provato ad alzare le braccia per afferrare l’apparecchio, ma non è riuscita nell’intento. Per questo ha dovuto attendere il marito, Angelo Bernardi, 67 anni, rientrato a casa dopo una partita a carte al bar. Erano le 22.30 circa, due ore dopo l’aggressione. “Adesso” prova a sdrammatizzare l’uomo, dopo che Fausta è già rientrata all’ospedale con una vistosa medicazione alla fronte “sarò agli arresti domiciliari e non potrò più uscire la sera”.

Già, perché i due malviventi che hanno rapinato la donna, asportando monili, due collier, due orologi della Lorenz e un paio di orecchini di brillante (più 1200 euro in contanti), hanno atteso che il marito uscisse per poi agire indisturbati. La porta dell’abitazione, abbastanza isolata, vicino ai campi, al termine della via del paese dove non meno di 20 giorni fa un regolamento di conti (con tanto di pistola ritrovata in un appezzamento di terra poco distante) già scosse la tranquilla frazione di Gazzuolo, era aperta: i due malviventi, col volto travisato, sono entrati e hanno gettato a terra la donna, colpendola con un paio di pugni in testa e soprattutto con una bastonata. Il bastone si trova ancora nel giardino della casa. A quel punto l’hanno legata. Lì, in una scena che potrebbe tranquillamente arrivare dal peggior horror cinematografico, Fausta ha avuto il sangue freddo di osservare la corporatura di uno dei due uomini. “Era magrolino e gli ho visto le mani. Inizialmente pensavo avesse i guanti, invece no, erano mani scure. Ho sentito parlare in paese spesso di un ragazzo proveniente dal Nord Africa che non è propriamente una brava persona. Per questo ho esternato questo sospetto ai carabinieri di Gazzuolo, che sono intervenuti subito ieri sera”.

Fausta Ziani è ancora scossa, e la capiamo. Fatica a parlare, anche a respirare. Si siede e prosegue: “Mi hanno legata, ma avevano poca corda e allora hanno usato i fili dello stenditoio. Io ero in lavanderia quando sono entrati. Poi hanno staccato il filo elettrico del Folletto e hanno usato anche quello. Nel mentre mi minacciavano di morte. Non ho prove, ma credo abbiano nascosto la macchina dietro alle piante vicino a casa mia, sul ciglio della strada: lì, in effetti, nessuno li poteva vedere mentre scappavano”.

“Hanno preso tutto quello che hanno trovato” racconta Fausta, che rivela, assieme al marito, di essere già stata vittima di due atti criminali in passato. Furti, però, mai rapine. “28 anni fa e 20 anni fa, lo ricordo come fosse oggi: erano già venuti a rubarci in casa, ma stavolta davvero avevo a che fare con gente senza scrupoli: questo per 500 euro sono capaci di ammazzarti”.

L’unica consolazione, per Fausta, che ora ha paura a stare in casa da sola la sera, riguarda la fede nuziale: “La tengo in cucina, in un cassetto. Lì non hanno pensato di guardare. Per fortuna ho salvato almeno quella”.

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