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Lettera al comune:
certificata intossicazione
da diserbante

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Torna a fare discutere l’utilizzo del diserbante Roundup da parte del comune di Casalmaggiore. Proprio dal nostro giornale on line raccogliemmo per primi lo sfogo di alcuni cittadini proprietari di cani o gatti che denunciarono una possibile correlazione tra lo spargimento del diserbante vicino agli argini (intervento non sempre segnalato) con problemi di salute sopraggiunti poi agli stessi animali.

Adesso arriva una conferma, dopo che una proprietaria di un cane ha scritto al comune di Casalmaggiore una lettera, segnalando che il proprio animale era rimasto intossicato, per fortuna in modo non letale, proprio dopo avere ingerito il diserbante sparso sull’erba dove era appena passato il quadrupede. A corredare la lettera arrivata in municipio anche una relazione da parte di un veterinario della zona, che ha confermato la causa del problema, identificandola nel Roundup.

C’è chi garantisce che altre lettere presto arriveranno in comune, ma, in assenza di certezze, basta comunque questo primo documento, che conferma dunque i sospetti e i problemi legati ad un utilizzo non segnalato del diserbante. Come già abbiamo avuto modo di scrivere, l’uso di queste sostanze chimiche è quasi inevitabile al giorno d’oggi specie su zone molto estese, ma i proprietari di cani e gatti chiedono che il luogo in cui il diserbante viene sparso sia chiuso mediante transenne o come minimo segnalato. Questo, per evitare di passare nei paraggi proprio in quel momento o nelle ore immediatamente successive.

Nel mentre emergono nuovi particolari legati ad un altro episodio, che nulla ha a che vedere con il Roundup e ben più grave (perché ha portato alla morte di animali), che sempre sul nostro sito segnalammo: come noto, nella zona della casa di riposo Busi sono stati ritrovati quattro gattini morti, quasi certamente per avvelenamento. E’ la legge 281 del 1991 a tutelare le colonie feline, mentre altre sono le leggi che puniscono l’avvelenamento di animali, molto pesantemente: una legge del codice penale (la 544 bis) che prevede da 3 a 18 mesi di reclusione e una legge sanitaria, la 146, che punisce con la reclusione da 6 mesi a tre anni.

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