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In paese chiude l’ultimo
negozio, il sindaco
affitta gratis la sede

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Nella foto, Consuelo mentre serve una cliente sotto lo sguardo del compagno

Dell’importanza dei negozi di vicinato ti rendi conto quando non ci sono. Quanto sia vero può testimoniarlo la gente di Ca’ d’Andrea, e in particolare il sindaco del piccolo comune casalasco, che si è fatto in quattro allorché il suo comune è rimasto a secco di negozi di alimentari. Ce n’erano due sino a qualche tempo fa, poi hanno chiuso i battenti uno dopo l’altro, l’ultimo nel febbraio scorso.

Improvvisamente la gente di Ca’ d’Andrea si è ritrovata senza la possibilità di acquistare beni primari senza percorrere chilometri, e soprattutto per i tanti anziani del paese il problema si è fatto serio.

Purtroppo spese e tasse sempre più alte, vendite in crisi e bacino d’utenza limitato possono diventare ostacoli insormontabili.

Perso l’ultimo negozio di un comune che fa meno di 500 abitanti (per di più sparsi tra capoluogo e ben 7 frazioni), il primo cittadino Amilcare Braga non si è perso d’animo: “Il comune ha un edificio che ospitò un negozio proprio in piazza, e si è deciso di lasciarlo in comodato d’uso per due anni a chi avesse accettato di aprirvi un negozio. Qui ci sono tanti anziani, e per molti di loro si tratta di un servizio essenziale”. Fatte le debite proporzioni, quel negozio sta a Ca’ d’Andrea come una grande impresa sta ad una città, quindi logico pensare che chi amministra si presti per favorire una soluzione. E lui lo ha fatto: ha fatto il giro dei negozi del circondario alla ricerca di qualcuno interessato magari ad aprire almeno un recapito del negozio principale. Ha provato anche in un forno di Torre de’ Picenardi. I titolari hanno risposto picche, però una dipendente ha valutato la cosa e alla fine si è decisa di licenziarsi e di aprire in proprio un’attività commerciale. Lei è Consuelo Cornacchia Lari, e ogni mattina arriva da Torre per la soddisfazione dei nuovi compaesani: “Per quanto riguarda i primi due mesi, il bilancio è positivo, anche se a livello economico dobbiamo ancora fare i conti. Il fatto che questo sia il lavoro che mi piace e che veda la gente contenta dalla mia presenza però mi rende soddisfatta”.

Il negozio rifornisce alimentari ed anche carne, frutta e verdura e altri generi (soprattutto su richieste specifiche) e al suo interno c’è anche un tavolino con qualche sedia per consentire ai clienti di fermarsi tranquillamente a parlare tra loro, e magari bersi pure un caffé (la macchinetta è di fianco al banco).

La verità è cruda, e Consuelo la conosce: “Noi di paese siamo diventati i negozi della dimenticanza”. Già, la gente viene soprattutto quando manca qualcosa e serve urgentemente. Per la spesa grande si va nei grandi centri, questi è come se facessero un servizio sociale. Ma un servizio va sostenuto, sennò scompare. Serve a tutti una nuova consapevolezza.

Intanto lei non si scoraggia, nemmeno per il nubifragio di sabato che ha fatto cadere tegole e piegato canali pluviali. Il suo negozio è un negozio speciale, l’ha voluto la gente, e non è una differenza da poco. FOTOGALLERY

Vanni Raineri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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