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Rosso Stop, una multa
da 140 euro in Cassazione
E può cambiare tutto…

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Nella foto, l’impianto semaforico munito di Rosso Stop

Una multa di appena 140 euro fa ancora discutere a distanza di sei anni. E continuerà a farlo, per inciso, ancora per un po’. Quel che è certo è che a Casalmaggiore un fatto del genere non si era mai verificato prima: non era mai accaduto cioè che il comune maggiorino decidesse di ricorrere addirittura in Cassazione, sede civile, per una multa relativamente di poco conto. Un fatto che non è nuovo nella giurisprudenza italiana, ma che lo diventa sull’orizzonte ristretto dei confini casalesi.

Tra coloro che hanno promosso l’atto di indirizzo del ricorso in Cassazione anche Silvio Biffi, comandante della Polizia Locale dal 1996, oltre agli avvocati Francesca Comacchio del Foro di Vicenza e Francesco Miraglia del Foro di Roma. A questo punto, però, occorre riordinare un po’ le idee del lettore: il 16 dicembre del 2007 poco prima delle ore 9, la signora Isabella Pontremoli passa dall’incrocio semaforico tuttora esistente tra via Beduschi e via XX settembre in direzione Parma, di fronte al discount Lidl, per capirsi. Lo fa, secondo il verbale di accertamento della Polizia Locale, non rispettando però il Rosso Stop, sistema che, una volta scattato l’arancione concede solo 4 secondi a chi sta transitando per sgomberare l’incrocio semaforico. Di secondi, si presume, ne passano di più.

Non secondo la signora Isabella Pontremoli, che in materia evidentemente è esperta: fino alle soglie del 2000, infatti, per una strana ironia della sorte, è stata proprio dipendente del corpo di Polizia Locale a Casalmaggiore e fino all’anno scorso comandante del corpo di Polizia Locale delle Terre Verdiane a Busseto. Il Giudice di Pace di Casalmaggiore il 21 aprile 2008 dà però torto alla signora, che quindi deve pagare i 140 euro di multa e vedersi sottrarre i 6 punti dalla patente. Qui, solitamente, la trafila si arena, nel senso che un cittadino paga e non insiste. Non la signora Pontremoli, che si affida agli avvocati Marzia Soldani e Marco Gerelli e va fino in fondo, appellandosi al Tribunale di Cremona, dove con sentenza 108/13 del 28 febbraio 2013 tutto viene ribaltato: la signora Pontremoli ha ragione e il comune oltre a non incassare la quota della multa, dovrà pagare 836 euro di spese legali.

Ma la storia, come detto, non finisce qui: è di martedì la pubblicazione sull’albo pretorio della delibera di giunta che stabilisce la volontà del comune di ricorrere in Cassazione: a fare gli interessi del municipio casalese in una sentenza che, comunque vada, potrebbe fare storia per la piccola comunità maggiorina, saranno Francesca Comacchio, che ha difeso il comune in appello, e Francesco Miraglia, che è invece avvocato cassazionista.

Dato che questa decisione costerà a bilancio 2147,49 euro e che questi saranno restituiti solo in caso di vittoria in Cassazione (assieme agli 836 euro “persi” in appello) viene da chiedersi se il gioco, in tempo di crisi, valga la candela. La risposta di Silvio Biffi, però, fornisce una spiegazione abbastanza logica, che va oltre il mero discorso economico, ma parla di una volontà da parte del comune e del corpo di Polizia, di comprendere meglio il funzionamento del Rosso Stop. “Di fatto” spiega Biffi “ricorriamo in Cassazione per avere una direttiva dal massimo ordine giudicante. Ovviamente non andiamo fino al terzo grado di giudizio senza avere una certa fiducia, altrimenti ci saremmo fermati prima. Siamo convinti di poter vincere il nostro ricorso, che possiamo presentare entro novembre, perché abbiamo notato alcune falle nella sentenza del Tribunale di Cremona. Ma, oltre a questo concetto, vogliamo davvero comprendere come venga giudicato il funzionamento del Rosso Stop sin dalle alte sfere. Se la Cassazione dovesse darci torto, potremmo rivedere il meccanismo elettronico che regola il Rosso Stop e adeguarci di conseguenza”.

Sulla questione il sindaco Claudio Silla giustifica così la decisione del comune di ricorrere in Cassazione: “Sarebbe stato strano il contrario, in quanto non ricorrere poteva significare un’ammissione di colpa e quindi a quel punto avrebbe avuto più senso disinstallare immediatamente il Rosso Stop”. “Siamo convinti di poter vincere il ricorso – ammette il primo cittadino – ma se anche dovesse andarci male, le spese sarebbero rimborsate dalla società che gestisce il meccanismo del Rosso Stop senza gravare sulle casse comunali”.

Considerando che non sono state poche, in passato, le polemiche sul Rosso Stop, c’è da scommettere che la sentenza della Cassazione interesserà da vicino molti casalaschi.

Giovanni Gardani

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