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Discesa del Po e
firma della Carta: tutto
nel segno di Umberto

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La Carta del Po adesso è realtà: firmata dai comuni di Casalmaggiore, Viadana, Gussola, Mezzani e Colorno (ma altri, sia sulla sponda casalasca che su quella parmense, aggiungeranno presto l’autografo), sarà un impegno scritto a salvaguardare il Po come risorsa e l’acqua come bene primario.

La Discesa del Po in memoria di Umberto Chiarini è dunque partita da Casalmaggiore ed è giunta fino a Viadana senza intoppi, anzi con una grande partecipazione, soprattutto popolare: 300 persone all’incirca hanno viaggiato lungo il fiume, con imbarcazioni a remi o con una motonave da 60 posti, oppure lungo l’argine, in bicicletta, immersi nell’ambiente e con rispetto per lo stesso.

Lo start alle 10.30 presso il Lido Po di Casalmaggiore, poi la carovana si è spostata lungo il fiume scortata dalla Croce Rossa e dalle Guardie Ecologiche Volontarie di Casalmaggiore: il programma è stato rispettato in pieno (solo la motonave Padus ha avuto qualche difficoltà in partenza, forse per il fondale un po’ basso), anche nelle tempistiche e così dopo l’aperitivo presso il porto di Mezzani Inferiore, alle 12.30 è stato organizzato il pranzo presso l’osteria Bortolino di Viadana. La prima tappa è però stata a Fossacaprara, frazione casalese dove Umberto viveva con la famiglia: un momento toccante, culminato nel minuto di silenzio alla sua memoria.

Erano presenti anche testimonial d’eccezione quali i canottieri Gianluca FarinaSimone Raineri e Gabriele Cagna, l’azzurro di parathriatlon Andrea Devicenzi e l’ostacolista dell’Interflumina Alessandra Feudatari. Considerato il contesto, non potevano certo mancare le Canottieri Eridanea e Amici del Po, mentre folta è stata anche la partecipazione di enti ed associazioni, che hanno affiancato gli ospiti istituzionali (ossia i comuni, parte attiva della giornata) quali il gruppo Persona Ambiente, con Damiano Chiarini, figlio di Umberto, in testa, il gruppo Canoe Viadana, il Canoa Team Boretto, la Federazione Italiana Canoa Turistica, la Lega Ambiente, la Lipu, il Wwf e il gruppo Salviamo il paesaggio, il comitato No Tibre. Grazie all’interessamento del Gal Oglio Po, rappresentato da Giuseppe Torchio, la giornata è stata ripresa anche dalle telecamere di Rai3, che manderanno in onda il servizio in uno dei prossimi tg regionali.

Prima della firma della Carta del Po, momento topico della giornata (allietata anche dalla Fanfara Burèk), è stata ribadita l’importanza del fiume come risorsa turistica, ambientale ed economica, sempre nel ricordo costante di Umberto Chiarini, rappresentato dalla famiglia. Si è toccato il tema della pace e dell’unità d’intenti, idealmente rappresentato da questo patto dei sindaci, che tocca sia la sponda lombarda che quella emiliana del Grande Fiume. E’ stata evidenziata l’importanza di insistere sul trasporto su ferrovia, senza continuare a costruire autostrade, mentre particolarmente significativo è stato il premio per uno studente francese di Parigi, Remi Hohenberg, che proprio sulla lotta anti-nucleare nella Bassa Padana, uno dei cavalli di battaglia di Umberto, ha realizzato una tesi di laurea.

Ma il passaggio più significativo, giunto poco prima dell’entrata in scena come protagonista di Paolo Rumiz, giornalista di Repubblica (e ospite d’onore assieme al canoista Valerio Gardoni e all’alpinista Fausto De Stefani), è stato il messaggio lanciato alla politica in materia ambientale: è necessario, è stato ripetuto, costituire un unico organismo di livello interregionale che possa controllare il Po. Gli enti sovrapposti, infatti, finiscono con l’annullarsi tra loro e col perdere significato. La Carta del Po, di fatto, è un primo passo verso questo desiderio di omogeneità.

Significativo, a tal proposito, l’intervento del sindaco di Mezzani, Romeo Azzali che ha ricordato che nel suo comune, che pure è rivierasco, esiste una centralina per misurare l’inquinamento dell’aria, ma non quello dell’acqua. Eppure è la stessa acqua che, usata per irrigare, alla fine finisce sulle nostre tavole. La speranza è che la Carta del Po porti a maggiore controllo e soprattutto maggiore disciplina ambientale. In fin dei conti, è questo uno dei lasciti più importanti, per quanto postumo, di Umberto Chiarini.

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