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Festa dl’Ua e dal
Malgot, Vicomoscano non
si piega al maltempo

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Hanno deciso di chiamarla festa dl’Ua e dal Malgot. Tradotto per chi non conoscesse il dialetto casalasco: festa dell’uva e del granturco. Ed in effetti i protagonisti, sin dall’arrivo sotto il pergolato ricreato appositamente riproducendo il frutto della vite, erano proprio due dei prodotti della nostra terra da sempre più apprezzati.

Grazie al buon cuore e allo sforzo di decine di volontari Vicomoscano domenica ha ricreato, nello spazio solitamente utilizzato dal centro sportivo come campo da calcio, una sorta di cascinale di inizio secolo (il Novecento, si intende), uno di quelli da cartolina o da film di Bertolucci e di Ermanno Olmi.

Figuranti in costume tipico da campagna, dunque da lavoro, hanno spiegato anche alle più giovani leve come realizzare le scope in saggina, come costruire cestini con l’anima del salice, strappata dalla pianta rigorosamente con denti, come tradizione impone, come ricamare centrotavola con l’apposito telaio e come impagliare sedie.

Il tutto in un contorno da fiaba, con grappoli d’uva e pannocchie (vere, mica di plastica) a circondare i molti partecipanti. Da segnalare anche la presenza di un collezionista di San Matteo delle Chiaviche, Luigi Arrighi, che ha presentato tantissimi strumenti agricoli, alcuni elettrici e perfettamente funzionanti, riprodotti in miniatura. Un momento di riflessione non solo rivolto al passato, ma strettamente legato al futuro, imposto anche dalla crisi, che mai come in questi anni sta suggerendo (o forse imponendo) un ritorno alla terra. Per i più piccoli non sono mancate curiose comparse impagliate, alcune sedute al tavolino del bar per fare folklore, e la possibilità di giocare con caprette, vitellini e un asinello.

Peccato per il maltempo, che ha rovinato il pomeriggio, durante il quale era prevista la pigiatura dell’uva e la sgranatura del mais, attività unite alla possibilità di simulare l’utilizzo di vecchi trattori originali. Sarà per il prossimo anno: intanto, chi c’era domenica – e non erano pochi possiamo assicurarlo – si è potuto consolare con l’ottimo pranzo. Cucinato come una volta, eppure, o forse proprio per questo, ancora gustoso.

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