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Renzi fa già il capo di Letta
E Veltroni scalpita

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La marcia trionfale di Matteo Renzi verso la segreteria del Pd – marcia coronata nel bagno di folla della Leopolda – è sotto gli occhi di tutti. Soprattutto di Lettanipote che si sente sfidato (“Mai più larghe intese”). Ma intanto, passin passino, rispunta Walter Veltroni. Per ora accanto a San Suu Kyi, l’attivista birmana diventata “cittadina romana”. Poi si vedrà. Uòlter è l’uomo delle sorprese.

Per carità, ora tutti inseguono Matteuccio.Non c’è trippa per gli altri tre candidati (Cuperlo,Civati, Pittella). Per ora. E Renzi lo sa. Non a caso, per primo ha ammonito a non cantare vittoria troppo presto:”Vincere è una espressione da non usare in generale, occhio alla sindrome New Zeland che stava davanti 8-1 e ha perso 9-8”. Giusto. E mentre i giornaloni succhia-ruote dedicano al sindaco di Firenze fiumi di inchiostro e titoli psichedelici, l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni è sbucato con la birmana nell’aula Giulio Cesare in Campidoglio per consegnarle il “Premio per la Pace”. Invitato da Marino. Con lui Baggio , Rutelli e la Bonino.

Formidabile Uolter.

Giusto un anno fa aveva dato addio alla scena parlamentare (dopo sei legislature). Bersani l’incauto brindò.

Ora il piacentino è all’angolo a pettinare le bambole (e a rimettere il dentifricio nel tubetto) e Veltroni si affaccia da una porticina romana. Solo una apparizione? Occhio, Veltroni è l’uomo delle meraviglie.

Nel 2001 Walter Fitzgerald Veltroni – “Cipria” per i compagni di partito – giurava e stragiurava: “Resterò al partito,non correrò per il Campidoglio”. Fingeva di temere il bell’Antonio Tajani, suo compagno al “Tasso”. Ha invece fatto la gara, ha vinto con il 51,9% sfruttando il vento del nuovo Millennio. Era in buona compagnia :Chiamparino vinceva a Torino, la Iervolino a Napoli. Uòlter è rimasto in Campidoglio sette anni. Diceva a chi gli chiedeva se aveva fede: “Credo di non credere”. Poi ha dato la cittadinanza onoraria a Giovanni Paolo II.

Nel 2008 si è dimesso da sindaco per candidarsi premier. Vado, non vado, con Di Pietro? E’ andato. Anzi con Tonino ha fatto quadrato. Uòlter “ è ripartito dalla piazza” (titolo del Corriere, 26 ottobre 2008).Cioè dal Circo Massimo. Urlava: “Siamo 2 milioni e mezzo, quella di oggi è la prima grande manifestazione di massa del riformismo italiano”. Per cinque volte ha ripetuto: “L’Italia è migliore della destra che la governa”.

L’anno dopo – oplà – altra capriola.Altro annuncio a sorpresa dopo la pesante sconfitta in Sardegna.”Mi dimetto da segretario del partito”.Per carità, decisione saggia. Il quotidiano Libero, all’epoca diretto da VIttorio Feltri, costruì per la prima pagina un titolo al neon: “Veltroni va via. Missione compiuta, demolito il Pd”. Quando molti gli pronosticavano un futuro da premier lui rispondeva: “No, me ne andrò in Africa come il dottor Schweitzer”. In Africa ci è andato, è rimasto una settimana giurandovi amore eterno in un libro. L’anno dopo ha scritto un libro ambientato in Argentina.

Ha scritto Giampaolo Pansa nel suo Bestiario: “Veltroni è un esempio luminoso del Perdente di successo. Ha alle spalle più sconfitte che vittorie”. E Massimo Gramellini. “Walter piace alla gente perché si vede che è uno che non ha studiato”.

Guai però a sottovalutarlo. Quando era direttore dell’Unità ,per far tornare i conti, allegò al giornale di tutto, di più:L’ultimo tango a Parigi, il Vangelo, le Figurine Panini. Dunque è meglio non illudersi. Il soldato Uolter c’è ancora.Non è sparito. E’ solo in pausa caffè.

Enrico Pirondini

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