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Bolsi e Perdomini
presentano la Duale di
Ferrarini e Toniato

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Una mostra duale, all’interno della già ricca cornice di “Astrolabio”, che fino a Natale porterà la cultura della nostra terra a Palazzo Forti, a Sabbioneta. Stavolta però si è andati oltre: grazie al professor Franco Bolsi, alla moglie Fiormaria Perdomini e all’interessamento dell’assessore alla Cultura di Sabbioneta Giovanni Sartori, la mostra postuma dedicata ai pittori Renzo Ferrarini e Udo Toniato sarà infatti ospitata niente meno che a Palazzo Ducale.

Una prima volta, per tanti: per lo stesso Palazzo Ducale che, durante l’amministrazione attuale, non aveva ancora ospitato una mostra nei mesi freddi; e per Bolsi e Perdomini che, con la loro associazione “Fiorita di stelle”, entrano finalmente a Palazzo. Sartori ha ricordato le tecniche utilizzate da Ferrarini e Toniato: il primo, di Mantova, regala emozioni con i suoi acquerelli; il secondo, di Guastalla, è invece stato sempre considerato un pittore naif. “Ho visto solo alcune delle opere” ha ricordato Sartori “ma mi sono bastate: ho pensato che Palazzo Forti, per quanto bellissimo, non fosse abbastanza adeguato. Per questo abbiamo scelto Palazzo Ducale, la cornice più maestosa e adatta. Ringraziamo gli eredi, che hanno prestato le opere per l’esposizione e vedremo di valorizzare le opere, cercando i richiami di questa antologia degli autori e trovando associazioni interessanti”.

Franco Bolsi ha poi raccontato dove tutto è cominciato. “Mia moglie telefonò a Udo Toniato e i due non si conoscevano: lui le disse semplicemente che, ascoltando una delle sue poesie, vedeva i colori. Da qui, da questa associazione tra immagine e parole, è nato tutto. Già che siamo in campagna elettorale” ha scherzato Bolsi “vi diciamo che i nostri partiti sono Tolstoj e Flaubert, siamo cioè per la cultura. Perché una mostra duale? Perché in questi due artisti apparentemente così lontani nello stile e nei soggetti rappresentati, in realtà si trovano parecchie simmetrie. Ferrarini, ad esempio, non mette mai l’uomo nei suoi quadri ma lo presuppone, imponendo una visione che i registi cinematografici chiamerebbero soggettiva; Toniato, invece, sfrutta sempre l’uomo. Ferrarini usa una luce neoplatonica che illumina la composizione; Toniato invece racconta Guastalla, il fiume, il nostro paesaggio, la nostra pianura con una componente narrativa straordinaria”. Bolsi ha ricordato il quadro dedicato alla grande piena del 1951, “con quei sacchi di sabbia così panciuti da sembrare umani, che arginano il Po”.

Fiormaria Perdomini ha invece ricordato di avere voluto la mostra grazie all’ispirazione trovata nei suoi scritti e alle connessioni con le immagini. “Ho rivisto in Ferrarini e Toniato Anna Karenina e Madame Bovary, il mondo romantico e l’immaginario femminile del 1800. Ho visto le luci e le suggestioni del passato, ma soprattutto ho visto la mia pianura. Ho scelto Ferrarini per i suoi paesaggi caldi, anche quando rappresentava una città fredda come Copenaghen, e Toniato invece per la capacità di trasmettere emozioni a parole (Perdomini ha ricordato la famosa telefonata, ndr) e poi sulla tela. Disegna un Po fantastico e quasi freudiano, il suo è il fiume nel sogno, ma con agganci alla realtà”.

Sartori ha ricordato la capacità di Ferrarini di rappresentare la neve nella piazza di Canossa, mentre di Toniato ha apprezzato la capacità di rendere popolare la cultura anche aulica. Paola Toniato, figlia di Udo, ha poi ringraziato per l’opportunità concessa “soprattutto per dimostrare che l’arte naif, contrariamente a quanto si dice, non è inferiore alle altre: anche Ligabue era un naif. Fa piacere che mio padre venga ancora considerato un cantastorie padano e che i suoi quadri trasmettano tanta allegria. Ha saputo recuperare l’anima delle cose e ha trasmesso alla sua famiglia i giusti valori”. Brunetta Ferrarini, figlia di Renzo, ha invece ricordato il passato del padre come “arredatore d’interni. Si pensi che molte case a Mantova hanno ancora l’aspetto stabilito da mio padre e nessun architetto ha avuto il coraggio di cambiare disposizione. Peraltro Renzo ha amato molto Sabbioneta: ho a casa un suo quadro, che conservo gelosamente e raffigura la Piccola Atene. Anche l’acquerello è considerato minore a livello di tecnica, ma mio padre amava l’acqua, nel colore come nel fiume e nei laghi di Mantova, e quindi siamo qui per dimostrare il contrario”.

Nella città ideale, insomma, la scommessa di Bolsi, Perdomini, Sartori e degli eredi di Ferrarini e Toniato è fare emergere tutto lo spirito di due artisti sin qui rimasti troppo di nicchia.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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