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Violenza sulle donne
“Nell’Oglio Po una
trentina i casi raccolti”

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La statistica di solito è fatta di freddi numeri. Ma è su quei numeri che bisogna basarsi per non cedere alla tentazione dell’ovvio. Cifre scaldate, peraltro, dalla ricorrenza del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Il momento giusto per fare il punto con Mia, Movimento Incontro Ascolto, che da Piadena e Viadana, abbracciando quindi quasi tutto il territorio Oglio Po, raccoglie testimonianze e casi di maltrattamenti sul gentil sesso. Annise Grandi, presidente di Mia, soltanto mercoledì scorso ha raccolto il lavoro iniziato a marzo 2012 per relazionarlo all’amministrazione provinciale di Cremona. Dati e statistiche, che contengono storie. “Non siamo ancora conosciuti in modo capillare, come associazione, nel territorio e siamo perfettibili” racconta la presidente “. Tuttavia in 18 mesi abbiamo seguito una trentina di casi, tutti nell’area Oglio Po, senza una prevalenza di un comune rispetto ad un altro. Prevalenza che invece si registra sulla nazionalità: un 60% di donne che si rivolgono a noi è straniero, proviene in prevalenza da Nigeria, Ghana, Marocco, Romania o India; il 40% dei casi invece coinvolge donne italiane”.

Nella zona Oglio Po l’identikit della donna che subisce maltrattamenti risponde, anagraficamente, ai 40 anni di media. “La più giovane donna che si è rivolta a noi ha 21 anni, la più anziana 60. Ma la media dei 40 anni è abbastanza diffusa in tutta Italia. L’altra caratteristica più preoccupante è che quasi sempre si tratta di donne disoccupate o casalinghe, raramente impiegate, quasi sempre precarie”.

Quali sono i casi maggiormente denunciati? “Maltrattamenti domestici: a compiere violenza molto spesso è il marito, il compagno, l’ex compagno. A volte invece abbiamo casi di maltrattamenti in famiglia, dove è il padre a compiere soprusi. Prevale la violenza fisica su quella psicologica, ma non è possibile fare percentuali, anche perché le due tipologie spesso sono connesse e si uniscono o si presentano insieme. Non abbiamo invece registrato alcun caso di stalking”.

Il gruppo Mia ha offerto, sin qui, un colloquio o accoglienza, che spesso sono stati utili anche per rendersi conto del problema, per elabolarlo. “Non sempre, infatti, la donna, se è lasciata sola, capisce e a volte accetta la violenza come un fatto normale. In 4-5 casi il colloquio non ha avuto seguito; la maggior parte delle denunce, però, ha avuto uno sbocco o in azioni legali, o facendo riferimento alle forze dell’ordine o ai servizi sociali”.

Il vero problema, secondo Annise Grandi, riguarda l’assenza di strutture ricettive ad hoc, ovvero protette, sul territorio Oglio Po. “L’unico riferimento, non specifico per le donne ma prezioso, è la Tenda di Cristo di Fratel Francesco Zambotti, a Rivarolo del Re o a San Giovanni in Croce. Altrimenti dobbiamo rivolgerci alla Caritas di Cremona”.

Quante donne che si rivolgono a Mia risolvono effettivamente il loro problema? “In modo molto sincero dobbiamo ammettere che, ad oggi, non lo sappiamo. E’ un’operazione che contiamo di portare avanti e analizzare nel prossimo anno: di certo, però, per tutte le donne che hanno scelto di rivolgersi a noi, il colloquio non è stato tempo perso. La speranza è che anche le sedi opportune svolgano poi fino in fondo il loro compito. Noi siamo perfettibili: siamo attive da un anno e mezzo, abbiamo bisogno di tempo per crescere. Ma ci diamo da fare”.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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