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Piano d’Area, ecco
le prime idee e il ruolo
dei comuni casalaschi

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Nella foto, la conferenza in auditorium

Qualcosa, alla fine, si muove. Dopo una serie di incontri partiti nel febbraio 2013, la Provincia di Cremona, nella persona dell’assessore al Governo del Territorio Giovanni Leoni e degli ingegneri competenti, ha presentato finalmente le idee cardine sulle quali cercare di sviluppare il Piano d’Area Territoriale del Casalasco.

Emergono, in particolare, i nomi di alcuni poli e comuni, ognuno dei quali avrà una funzione specifica. Come è stato spiegato all’assemblea riunitasi lunedì nel tardo pomeriggio presso l’Auditorium Santa Croce di Casalmaggiore, composta dai sindaci dei 14 comuni casalaschi coinvolti e dagli esponenti di Provincia e Gal Oglio Po, l’intenzione è di proporre un’idea di metodo, ossia sul come, offrendo anche qualche direttiva di massima (dunque non obbligata) sul cosa fare.

Apprezzabili e condivise le finalità di questa riorganizzazione territoriale su vasta scala: riduzione del consumo di suolo, rispetto della memoria storica e ambientale, sostegno della ricchezza specifica di ogni territorio (con particolare riferimento all’agricoltura). E ancora riqualificazione dell’edilizia già esistente, attenzione al rapporto città-campagna, ai servizi e alla mobilità, intesa in una doppia ottica: mobilità dolce (ciclopedonale) e capacità di favorire le grandi opere che arrivano da decisioni prese dall’alto (il riferimento è alla TiBre).

Il piano d’area è stato stilato tenendo conto dell’atlante e del quadro programmatico: il primo ridisegna la cartina del Casalasco, il secondo le esigenze di ogni singolo territorio, inteso come comune ma anche come micro-nucleo di comuni nella macro-area del Casalasco appunto. Esigenze raccolte negli incontri, che da febbraio a marzo 2013 hanno visto l’impegno dei sindaci, mentre da aprile a settembre hanno visto il coinvolgimento dei vari consigli comunali. Anche per questo ogni progetto nuovo dovrà essere portato avanti in continuità con l’esistente.

Ecco, nel concreto, i progetti emersi: a San Giovanni in Croce e Casalmaggiore si mirerà a migliorare il polo produttivo già esistente, mentre a Gussola e a Casalmaggiore in zona ex Fornace si punterà a costruire un distretto del legno, tenendo conto appunto delle specificità locali e della rete rurale ed ecologica creata tra comuni e territori, in nome di una dinamica aggregativa. A Rivarolo del Re e Casteldidone, invece, l’obiettivo è il miglioramento del polo agro-alimentare (il primo comune punterà sulla produzione, il secondo sulla formazione specifica). Martignana di Po potrebbe diventare un polo per sfruttare l’energia da fonti alternative e rinnovabili, ma ognuno di questi progetti comporta coordinamento e condivisione di oneri, onori e sforzi. Una partecipazione stabilita in base al “peso” (misurato in superficie e numeri di abitanti) dei singoli comuni.

Suggestiva l’intenzione di migliorare i servizi attorno al Circuito di San Martino del Lago, che potrebbe divenire un polo sportivo completo, integrando le strutture già esistenti. A livello turistico, invece, a fare da traino, secondo le idee della Provincia di Cremona, dovranno essere i borghi con centro storico di Castelponzone e Solarolo Monasterolo. Anche qui, però, chiaramente, il ragionamento è valido solo nell’ottica sovracomunale per la quale è stato pensato. Alcune dinamiche (quelle riferite a scuola e servizi, ad esempio) non sono state prese in considerazione: “Si spera che queste ultime siano suggerite e dettate proprio dallo sviluppo del piano d’area che abbiamo disegnato in questi mesi. Non vogliamo fare passi troppi lunghi” ha chiosato Leoni.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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