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Il Bijou è donna,
l’8 marzo sarà svelata
la scultura di Buttarelli

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Nella foto un momento della conferenza stampa

CASALMAGGIORE – Dopo essere diventata Città del Canottaggio, Casalmaggiore vedrà realizzato un altro piccolo sogno, divenendo Città del Bijou, ossia di quei “gioielli poveri” che da sempre contraddistinguono, in Italia e nel mondo, il comune casalese, unico ad ospitare un vero e proprio museo ad hoc sul tema.

E la data di “proclamazione” non sarà casuale: 8 marzo 2014, Festa della Donna. Non soltanto perché il bijou è un elemento prettamente femminile o indossato da donne, ma perché nel vecchio “Fabbricone”, poi divenuto Fir, ora Fir Nidek, situato in via Roma, le maestranze femminili erano in netta prevalenza. Il momento più importante sarà lo svelamento del monumento che l’artista casalese di fama internazionale Brunivo Buttarelli ha realizzato (l’opera è già fatta e finita nello studio dello scultore, ora in Brasile per un tour artistico) per l’occasione: Buttarelli ha osservato il materiale presente al Museo del Bijou, è stato attirato da una spilla e ne ha realizzato un formato maxi, alto 5 metri e 25 centimetri. Campeggerà all’interno della rotonda Diotti, a pochi metri dal monumento al canottaggio. Sarà un modo per unire due eccellenze e per dire a chi arriva in paese: “Benvenuti nella città del canottaggio e del bijou”.

Ma la presentazione del monumento non sarà l’unico momento di un 8 marzo decisamente ricco, il cui programma è stato illustrato durante una conferenza stampa in sala consiliare. Il sindaco Claudio Silla ha evidenziato la collaborazione del Lions Club in qualità di committente (Buttarelli è socio dello stesso club) e della Fir, con Paolo Delpogetto che ha dato la disponibilità da parte dell’azienda a ospitare un convegno legato alle maestranze femminili dell’epoca del “Fabbricone” e a consultare l’archivio aziendale. “Esaltiamo” ha detto il sindaco “il polo culturale più originale ed esclusivo della nostra cittadina e lo facciamo anche nella speranza di avere agganci con Expo, ma soprattutto per lasciare ai posteri un ricordo duraturo, che rimarrà nel tempo”.

“L’importanza del lavoro femminile” ha spiegato l’assessore alla Cultura Ettore Gialdi “si lega al tema della produzione del bijou e crea un solco importante da approfondire. Ringraziamo per il lavoro svolto nell’ombra anche gli assessori Paola Daina e Carla Visioli, oltre al consigliere con delega al Turismo Enrico Valenti“.

Il presidente del Lions Roberto Asinari ha invece rivelato la genesi dell’idea. “L’occasione è stata la festa del 40esimo del nostro club: a primavera 2013 abbiamo informato il sindaco, poi preso i contatti con il Consorzio Forestale Padano e con l’associazione distrettuale Lions Pavia, Lodi e Piacenza. L’opera di Brunivo poteva essere presentata già prima di Natale, ma abbiamo pensato di fare un ragionamento più profondo e di presentarla l’8 marzo. Parliamo di un Museo del Bijou, che significa cultura ma anche lavoro e che ha dato occupazione a 800 famiglie di Casalmaggiore e del Casalasco”.

“Si realizza un sogno” ha detto entusiasta Paolo Zani, presidente dell’associazione Amici del Museo del Bijou “dopo venticinque anni di richieste e qualche polemica. Da quando si sa di questa iniziativa sono molte le persone che mi fermano per chiedermi novità: significa che il Museo del Bijou è molto radicato sul territorio ed è molto “sentito”. Abbiamo chiesto a Buttarelli che il monumento fosse molto leggibile: ecco perché è stata scelta una spilla semplice, ingigantita fino a 5 metri e 25 di altezza sotto alla quale verrà posta una fascia con la scritta “Città del Bijou”.

In seguito sono state illustrate le iniziative per l’8 marzo, alla presenza di Letizia Frigerio, curatrice del Museo, e dell’assessore al Bilancio Carla Visioli. Sarà allestita, in anticipo sull’8 marzo, una mostra fotografica con documenti che testimonino il lavoro femminile in fabbrica. “Ricordo” ha detto Zani “che contando anche le donne che lavoravano a domicilio, le quote rosa raggiungevano 6-700 unità, ovvero la stragrande maggioranza”. Durante la mostra saranno proposte anche interviste di Miro Lanzoni. “Sono documenti straordinari” ha evidenziato Zani “anche perché rivelano come, nonostante le condizioni dure della vita in fabbrica, nessuna si lamentasse mai. Tutte erano riconoscenti all’azienda perché dava lavoro”.

La mostra sarà allestita in sala Zaffanella. L’8 marzo, invece, la mattinata si aprirà con un convegno presso la Fir che riguarderà il ruolo della donna nel lavoro e nella fabbrica e al termine dell’incontro verrà scoperto il monumento. Zani ha però lanciato la sfida. “Entro l’8 marzo cercheremo di individuare e intercettare parecchio materiale. Chiunque voglia aiutarci è benvenuto. Stiamo individuando, ma per questa opera ci vorrà tempo, i vecchi luoghi della fabbrica: sappiamo che uno stabile era in via Colombo, un altro in via Zuccari Fermo, tutti opifici. Ed era stato acquistato terreno anche nella zona dove ora sorge il Polo Romani, ma poi non se ne fece nulla”.

Con la mostra fotografica verrà poi ingentilito il muro ex Sip che fa da cornice al Museo, per fare in modo che l’evento dell’8 marzo rimanga tangibile e non soltanto un ricordo: diverrà, di fatto, una parte dell’architettura dello stesso museo, grazie ai pannelli che raccoglieranno le immagini. Lavorano all’iniziativa Annamaria Piccinelli, Miro Lanzoni, Libero Parisi, Leda Galazzi, Lucio Vangi, Mario Daina, Paola Daina, Claudia Barbieri, Roberto Asinari e l’ingegner Vezzoni, oltre a Brunivo Butarelli e a Francesco Sarzi Sartori. Silla ha parlato di “scommessa culturale forte in un periodo di risorse scarse, che si realizza infatti grazie al contributo di un club come i Lions. Un momento che evidenzia qualità e che realizza il salto grazie alla dinamicità delle associazioni. Valorizziamo un settore specifico e rendiamo partecipe la comunità”.

Zani s’è lasciato andare, infine, a un salto nel tempo. Anno 1982, quando tutto nacque. “Lavoravo in Cisl, alle otto di sera vengono da me Giovanni Moreschi e Miro Lanzoni spiegandomi che Bergamaschi, l’industriale che avrebbe rilevato il Fabbricone, voleva “sbaraccare” tutto il materiale e che l’indomani sarebbe arrivato il rottamaio da Parma. Ho chiamato seduta stante l’allora sindaco Antonio Gardani per chiedere di intervenire ed è riuscito a intercettare Bergamaschi. L’industriale ha garantito che avrebbe aspettato, ma solo quindici giorni. E noi in quindici giorni abbiamo raccolto tutto. L’idea iniziale era di fare solo una bacheca: poi Francesco Zaffanella è intervenuto e con la sua genialità ha ideato il museo. Grazie a Roncai siamo riusciti a collaborare con il Politecnico di Milano e un professore è arrivato proprio dalla città meneghina per darci alcuni consigli. Dovete chiamarlo “Museo del Bijou di Casalmaggiore” ci disse, e noi abbiamo seguito il consiglio”.

L’idea di piazzare un monumento a inizio paese, invece, a Zani è venuta in tempi più recenti. “Ero a Sesto San Giovanni e su ogni rotonda erano piazzate delle piccole auto, per ricordare che quella è città dell’automobile. Inizialmente volevamo mettere una delle nostre macchine industriali vicino alla rotonda, ma la più alta è 1 metro e 80 e si sarebbe persa. L’opera di Brunivo Buttarelli ora compenserà questo vuoto”.

Giovanni Gardani

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