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Questione autostrade,
i comitati: “Stradivaria
ha eluso le domande”

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Nella foto, ambientalisti in una manifestazione a Milano

Che la Regione stia facendo un passo indietro sulla realizzazione dell’autostrada Cremona-Mantova? Ne sembra convinto il Coordinamento dei Comitati contro le Autostrade Cr-Mn e Ti-Bre, che hanno partecipato giovedì sera alla commissione consiliare sulla viabilità svoltasi presso la Provincia di Mantova, alla presenza della società Stradivaria e del direttore di Centropadane (e Stradivaria), Francesco Acerbi.
“La nostra impressione è che Stradivaria e la Regione siano ai ferri corti” sottolinea il portavoce del coordinamento, Cesare Vacchelli, che era presente a Mantova con una settantina di attivisti. “Ci chiediamo se la Regione creda ancora nella realizzazione di questa autostrada, soprattutto a fronte del fatto che nel bilancio appena approvato non c’è neppure un euro stanziato per il progetto; questo quando secondo gli accordi il Pirellone avrebbe dovuto dare un contributo già per il primo lotto. Tra l’altro, ad apposita interrogazione, fatta da un consigliere regionale, la risposta fu che eventuali fondi si sarebbero comunque potuti stanziare in seguito, ma compatibilmente con il rispetto del patto di stabilità e vincoli di bilancio. Questo dimostra come il progetto dell’autostrada non sia tra quelli prioritari. Un altro segnale è il ritardo sulla convocazione della Conferenza dei servizi che dovrebbe dare un parere al progetto”. Il coordinamento lamenta inoltre la mancanza di risposte alle domande poste a Stradivaria da alcuni consiglieri provinciali: “L’azienda ha eluso tutti i temi salienti, a partire da quello sulla decadenza di Centropadane se non riotterrà la concessione per A21″ spiega Vacchelli. In realtà per loro la concessione della A21 è essenziale, tanto che il loro futuro è strettamente legato ad essa. Sullo sfondo, infatti, si gioca la partita delle concessioni. Lo scopo di Stradivaria è infatti quello di fondere le tre concessioni (A21, Cr-Mn e Ti.Bre) allineando le scadenze di tutte e tre a quella che scade più avanti nel tempo: nella fattispecie la Ti.Bre, che durerà fino al 2031. A quel punto Centropadane si fonderebbe con il Gruppo Gavio”.
Infine in discussione è anche l’effettiva utilità di questa struttura, da molti contestata. “La società continua a sostenere di avere in mano uno studio sui flussi di traffico da cui risulta che vi sia un incremento dello stesso – continua Vacchelli -. In realtà i dati dell’Aiscat sulla circolazione nelle autostrade italiane parla di un traffico in costante calo”.

La risposta della società non tarda ad arrivare: quando si parla di finanza di progetto le regole sono ben chiare e da quelle non ci si può discostare, come evidenzia lo stesso Acerbi. “Ci chiedono di stabilire il costo definitivo dell’opera, ma le regole della finanza di progetto stabiliscono che tali costi potranno essere definiti solo una volta che la Conferenza di servizi abbia determinato la struttura definitiva dell’opera stessa. Non si può conoscere il costo di qualcosa non ancora definito. Anche per questo la Regione non ha ancora definito l’importo che stanzierà per l’opera (che peraltro non è un finanziamento a fondo perduto, ma soldi che nel tempo verranno restituiti).
Il secondo passaggio sarà quindi definire la sostenibilità finanziaria del progetto: è fin troppo chiaro che questo non sta in piedi se non è sostenibile finanziariamente, siamo i primi a dirlo. Del resto che vantaggi avrebbe la società, dopo aver sopportato un’istruttoria di sei anni, a imbarcarsi in un’operazione antieconomica? La cosa certa è che noi abbiamo sempre rispettato tutti gli elementi contrattuali, e abbiamo un capitale versato di 20 milioni. Abbiamo anche già predisposto l’area a Pieve San Giacomo dove poi alloggeranno i lavoratori. Ma abbiamo anche già realizzato alcune opere complementari, come l’eliminazione del passaggio a livello di Piadena”.
Acerbi risponde anche a chi accusa Stradivaria di non voler danneeggiare il trasporto ferroviario. “Al contrario, il nostro progetto è direttamente connesso con il sistema ferroviario: basti pensare che si tratta di un progetto intermodale, il quale nasce eliminando ben 56 passaggi a livello su tutta la tratta. Passaggi a livello che sono tra gli elementi di maggior rallentamento per i treni”.
E il traffico? Secondo il direttore di Centropadane il problema non è neppure in discussione: “Gli introiti che arriveranno dai flussi di traffico sono quelli che vengono chiesti a garanzia dalle banche che concederanno il finanziamento. Quindi è evidente che se l’infrastruttura non fosse considerata sostenibile, le banche non la finanzierebbero. Senza contare che comunque previsioni su opere di questo tipo non si fanno su pochi anni, ma su almeno 50 anni. Sappiamo che per ogni punto di aumento del Pil il traffico cresce il doppio. Questo significa che sulla previsione di crescita dello 0,5%, il traffico aumenta di un punto percentuale. Infine ricordiamo che un terzo delle targhe che transitano sulle nostre strade è straniero, e quindi il nostro traffico si rifà anche all’economia del resto d’Europa e del mondo».

Laura Bosio

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