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Dove ci porterà l’asse
Renzi-Berlusconi?

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La “piena sintonia” sulle riforme siglata al Nazareno tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi  apre una fase nuova nella (malata) Politica italiana. Dove ci porterà? L’incontro storico del 18 gennaio  in ogni caso fissa alcune certezze che non vanno sottovalutate.

Berlusconi è risorto – Lo ha detto a denti stretti pure Scalfari dall’Annunziata,lo ha certificato Polito sul Corrierone  (“rieccolo, il Cavaliere è tornato protagonista”), lo conferma il panico che sconquassa i bersaniani,lo ammette Grillo, lo confessa Angelino temendo di finire rottamato se non torna all’ovile. A fine novembre Berlusconi era stato cacciato dal Senato;ora è il Senato che rischia la chiusura. Dall’America al Giappone i commenti – ricordate? –  erano unanimi: “E’ finita un’era”.  Non è così.  Berlusconi,decaduto, aveva detto: “Andiamo avanti”, trasformando così  il suo giorno più duro in una promessa di riscossa. Che è avvenuta nel giro di due mesi. Renzi, ricevendolo nella sede del Pd,  lo ha riconosciuto come primo e legittimo interlocutore. I due restano rivali ma insieme possono riscrivere la Storia. Sarà così?

La Terza Repubblica – Le fondamenta sono state gettate  al Nazareno. Tre sono i pilastri: la riforma del Senato (diventerà una Camera delle autonomie, senza più senatori eletti (i nuovi rappresentanti, ovvero gli amministratori locali,   non beccheranno un euro).Secondo pilastro: la riforma del titolo V della Costituzione maldestramente ritoccato nel 2001 con strascico di centinaia di ricorsi tra Stato e Regioni; il che significa stop ai rimborsi,taglio alle indennità dei consiglieri, fine delle mutande verdi. Terzo punto dell’accordo:la riforma elettorale. E qui viene il bello.  Ci sono linee guida per eliminare il “potere di ricatto dei partitini” ma anche un codazzo di veleni. E manovre di salvataggio per le care poltrone. Faccio un esempio:  Mauro Mauro, ministro della Difesa e senatore ex Scelta Civica,  vuole  riportare a galla la Balena bianca. Insomma morire democristiani da sventura è diventato un auspicio. E’ vero: l’Italia democristiana era molto bacchettona ma con la Dc al governo il Belpaese ha avuto il divorzio e le donne che abortivano non sono state più criminalizzate. Quell’Italia ha permesso molto:”dissenso,opposizione,cultura libera” (Pierluigi Battista). Randolfo Pacciardi quando nel ’48 gli chiedevano se non si sentisse prigioniero del clericalismo, rispondeva serafico: “Meglio una messa al giorno che una messa al muro”.

Renzi con l’elmetto – E’ dal giorno del trionfo alle Primarie  che Matteo ,leader fuori dalla tradizione  (non è mai stato comunista ma neppure democristiano) indossa l’elmetto senza visiera,come un minatore od un operaio edile. Volendo rivoluzionare l’Italia si è fatto nemici dappertutto:nel partito, nelle istituzioni,nelle corporazioni. Perfino fette della Chiesa gli sono contro.Il ragazzo è sveglio,tosto,sa asfaltare gli avversari,ha idee innovative, buca il video,ha coraggio.In soli tre anni,dalla prima riunione alla stazione Leopolda (ottobre 2010) al voto dell’8 dicembre scorso, ha spazzato via D’Alema,Bersani, e quel che restava della tradizione originata dalla radice del Pci.Le tensioni che lievitano nel Pd stanno accerchiando pure il Governo. Il fedelissimo Graziano Delrio lo ha avvisato: “Con la protesta in piazza non c’è più tempo.Dobbiamo muoverci in fretta”. Ma il vecchio apparato è duro a mollare la cadrega,il Paese reclama meno tasse e più lavoro. Su Renzi potrebbe piovere di tutto. La domanda più gettonata è la solita:ora che ha cambiato il Pd cambierà anche l’Italia?

Enrico Pirondini

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