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I ‘Giusti delle nazioni’
in mostra per “costruire
una società diversa”

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Nella foto, la suggestiva introduzione alla mostra

CASALMAGGIORE – “L’Italia è fatta di mille popoli, mille culture. Se sapremo cucirle, potremo anche noi alzare il capo e dire: Besa ci ha cambiati”. Con queste parole don Mario Aldighieri ha concluso la presentazione della mostra “Besa un codice d’onore. Albanesi musulmani che salvarono ebrei ai tempi della Shoah”, tenutasi domenica pomeriggio in auditorium Santa Croce, spazio che ospiterà l’esposizione fotografica allestita dal coordinamento ‘Popoli in dialogo’ in collaborazione col settore Cultura del comune di Casalmaggiore.

Aperto da una suggestiva ed applaudita presentazione, fatta di letture, proiezioni e musiche, l’appuntamento ha visto una notevole partecipazione di pubblico. L’assessore alla Cultura Ettore Gialdi ha spiegato come la mostra s’inserisse “tra le iniziative della Giornata della Memoria, con l’intento di abbattere gli stereotipi”. Viene descritto, per immagini fotografiche, la storia di alcuni albanesi musulmani che salvarono ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. “Gli ebrei, all’inizio del conflitto, erano circa duecento in Albania. Diventarono poi 1600 grazie al senso dell’ospitalità degli albanesi musulmani che si rifiutarono di fornire ai nazisti gli elenchi della popolazione ebraica”. Questi salvatori, 69 in tutto, ottennero il titolo di ‘Giusti delle nazioni’. Le fotografie di Norman H. Gershman, esposte in auditorium, raccontano i volti dei familiari protagonisti di un episodio di grande fraternità, rischiosa ed intensa.

“Si tratta di un messaggio di sacralità della vita, di trascendenza, di coerenza, di assunzione di responsabilità, di coraggio civile”: ha spiegato Maria Luisa Chiarini del coordinamento ‘Popoli in dialogo’ che mette insieme rappresentanti dei tre gradi di scuole (elementari, medie e superiori), delle zone pastorali 9 e 10, di comunità etniche diverse. Come quella, appunto, albanese, che attraverso una sua referente ha ringraziato il coordinamento ed il comune di Casalmaggiore “per l’opportunità offerta di farci conoscere”.

Su cosa possa insegnare l’esperienza l’esperienza di Besa si è poi espresso don Mario Aldighieri, sacerdote cremonese per oltre vent’anni missionario in Brasile e in prima fila nel tentativo di fare dialogare culture differenti. “Abbiamo dimenticato le radici profonde della nostra comunità. Abbiamo perso la nostra capacità ospitale. In Italia durante la guerra eravamo come gli albanesi musulmani di Besa. Ora invece c’è chi gira con la bandiera tricolore alta richiamandosi alla cristianità salvo poi trattare gli altri come feccia. Cambiamo per costruire una società diversa”.

Simone Arrighi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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