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Avis, bilancio
d’eccellenza, ma accusa
alla burocrazia esagerata

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Nella foto la sede Avis in zona Baslenga a Casalmaggiore

CASALMAGGIORE – E’ stato un bilancio 2013 tradizionale e al contempo particolare quello che l’Avis di Casalmaggiore ha presentato, nella sede casalese in zona Baslenga, nella mattinata di domenica. Un incontro che ha visto al tavolo dei relatori la presidente Fernanda Somenzi, il vice Stefano Assandri, oltre al direttore sanitario Monti e al revisore dei conti Eugenio Negri. Un bilancio economico, ma anche morale, che ha evidenziato pochi punti critici e anzi ha sottolineato la forza anche strutturale della sede di Casalmaggiore che, al contrario di molti altri centri, anche più importanti (uno su tutti, Cremona) non necessiterà di sistemazioni o adeguamenti alle nuove norme e richieste sanitarie.

Tra i numeri da sottolineare sicuramente i 1100 donatori iscritti, per un numero di donazioni inferiore di poche unità (circa 1050), nel corso dell’anno 2013: numero che fa lievitare a 109mila le donazioni registrate presso l’Avis Casalmaggiore dall’inizio dell’avventura, oltre dieci anni fa (per quanto concerne la nuova sede, perché l’Avis Casalmaggiore ha festeggiato in realtà da poco tempo i 60 anni). Ricordiamo anche che l’Avis di Casalmaggiore è aperta tutti i giorni, da lunedì a venerdì, comprendendo anche il sabato mattina.

Piccolo neo il passivo di 30 donatori, tra entranti e uscenti, ma il vero appello è stato lanciato ai giovani: pochi infatti, rispetto al passato, gli iscritti dai 18 ai 25 anni ed è proprio su questa fascia anagrafica che i vertici di Avis vogliono puntare per il ricambio generazionale. A livello economico, poi, si registrano 45mila euro di accantonamenti: per l’Avis non si parla di attivo, infatti, ma appunto di risorse messe da parte per investimenti futuri. Investimenti che, peraltro, dal 2014 potranno essere mirate anche a finalità sociali, dato che il 2013 è stato un anno da ricordare perché ha consentito di ripianare per intero il mutuo per l’acquisto della sede, con il pagamento anche delle ultime rate. Il bilancio è stato conseguentemente approvato dall’assemblea dei soci.

Come detto, il centro trasfusionale interno alla sede Avis è stato valutato positivamente dopo i primi controlli degli ispettori, il che secondo i vertici testimonia la lungimiranza di chi lo costruì all’inizio dell’avventura. Qualche aggiustamento potrebbe essere preso in considerazione, ma non certamente a livello strutturale. Si parlano dunque di sottogliezze al massimo. Dal punto di vista “morale” l’unica nota negativa. “L’impressione infatti” spiegano dall’Avis “è che dietro a questa burocratizzazione anche della partita del sangue, che in Italia è gestita da volontari a differenza degli altri Stati, vi sia un disegno preciso da parte delle multinazionali”. Un’accusa forte, per quanto presunta, che spiegherebbe in questo senso l’eccesso di novità normative e burocratiche introdotte negli ultimi mesi: un modo per appesantire e forse scoraggiare l’opera dei volontari e un nuovo sistema di ispezione che porterà alla chiusura di molti piccoli centri Avis della zona (si pensi a Bozzolo).

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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