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Casalmaggiore saluta
il Giudice di Pace:
sacrificio di tutti?

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Nella foto, la sede che ospitava il Giudice di Pace di Casalmaggiore in via Saffi

Il paese di Sant’Angelo a Fasanella, in provincia di Salerno, è una ridente località ai piedi della catena degli Albumi. Forlì del Sannio (Isernia), è un’altrettanto ridente località nel cuore degli Appennini molisani. Cosa le accomuna? L’essere una comunità minuscola, circa 700 abitanti. Ma non solo: l’aver mantenuto, a proprie spese, l’ufficio del Giudice di Pace. Il che le rende probabilmente ancor più “ridenti”, o forse no, tenendo conto che il tasso di litigiosità delle poche famiglie presenti deve essere elevatissimo. Battute a parte, resta qualche dubbio sulla scure della spending review abbattutasi sugli uffici giudiziari.

Come noto, il Governo ha deciso di sopprimere centinaia di uffici di gdp, mantenendo quelli dei capoluoghi di provincia e di alcune città di una certa dimensione o punto di riferimento per un ampio territorio. Cremona ad esempio aveva 4 uffici: ha mantenuto quello del capoluogo e quello di Crema, stop per Soresina e Casalmaggiore. Poi è arrivata una parziale apertura: conferma per gli uffici per i quali i Comuni si fanno carico delle spese di sede e personale di cancelleria. L’obiettivo della norma è quello, condivisibile, di recuperare personale da impiegare negli uffici giudiziari in sofferenza.

Fin qui tutto bene, come noto Casalmaggiore ha tentato inizialmente di accordarsi con Viadana, Asola e Bozzolo, tutte nell’elenco dei tagli, per mantenere almeno una sede unica, poi ha desistito. Viadana Asola e Bozzolo invece si sono rese disposibile a “pagarsi” il servizio, e sono state premiate. Sono state infatti incluse nell’elenco del decreto firmato in settimana il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Quasi la metà delle sedi tagliate sono state ripristinate, ma le sorprese non mancano. Delle 285 sedi risorte, 47 sono nel nord Italia (solo 11 in Lombardia), 43 nel centro e ben 195 nel sud e isole.

Ci siamo presi la briga di verificare tutte le località, scoprendo che ce ne sono 16 che hanno meno di 2500 abitanti. Tra i 2000 e i 2500 troviamo Lungro, Oriolo San Sosti (tutte in provincia di Cosenza), Calabritto e Lacedonia (Avellino), Colle Sannita (Benevento) e Sinopoli (Reggio Calabria). Sotto i 2000 Campana (Cosenza), Chiaromonte (Potenza) e San Mauro Forte (Matera). Non è che il nord sia completamente assente: ecco Pontebba (Udine) con i suoi 1490 abitanti, e a cascata Carovilli (Isernia) 1428, Novara di Sicilia (Messina) 1389, Lama dei Peligni (Chieti ) 1353. E poi le due regine: Sant’Angelo a Fasanella (Salerno) ha solo 717 abitanti, Forlì del Sannio (Isernia) addirittura 702 anime. Siamo lieti di aver contribuito a risanare il paese, qualche dubbio sul fatto che tale sforzo sia condiviso, però, è lecito porselo.

Sentiamo cosa ne pensa il sindaco Claudio Silla: “Noi presentammo una domanda di aggregazione con Viadana (che sarebbe stata sede centrale), anche alla luce dell’aggregazione delle Province che si stava definendo. Facendo capo a diversi tribunali fu rigettata. Abiamo fatto un’analisi attenta e serena”.

Vedendo però tra i “ripescati” comuni di 700 abitanti non le viene il dubbio che questa analisi non l’abbiano fatta tutti? “Si vede che avranno risorse da spendere, rispetto a loro però noi siamo presenti su tutti i fronti in termini di servizi. Faccio però una considerazione: spero che la riforma della grande politica che sta partendo si possa ampliare anche ai comuni, sennò a parità di popolazione ci sono aree che posono permettersi scelte diverse. Non è detto però che in futuro le cose possano cambiare”. Nell’attesa, gli abitanti di Roncadello per le proprie istanze dovranno percorrere non i 4 chilometri che li separano da Viadana, bensì i 50 che portano a Cremona.

v.r.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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