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“Gli alieni? Persone
come noi”: il ‘contattato’
De Lama racconta

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Nella foto, l’auditorium gremito e Gaspare De Lama

CASALMAGGIORE – “Sono persone come noi. Non sono angeli, sono fatti di carne e ossa. Hanno un’anima incarnata in corpi più diafani rispetto a quelli di noi umani e vivono su pianeti di una confederazione galattica composta da miliardi di popoli diversi tra loro”. E’ solo un’estrema sintesi, dell’ampia descrizione che Gaspare De Lama ha rivelato ad oltre un centinaio di attente persone accorse all’incontro tenutosi sabato pomeriggio in auditorium Santa Croce: una vicenda denominata ‘Caso Amicizia’ che pubblichiamo affidando a chi legge qualsivoglia tipo di interpretazione. ‘Ho incontrato gli extraterrestri. Esperienze di contatto’ era il tema della conferenza organizzata dall’associazione Saras in collaborazione con il Centro Milarepa di Casalmaggiore. Relatore, il giornalista e ricercatore specializzato nel campo delle scienze umanistiche, filosofiche e spirituali Giuliano Falciani: l’esperto, dopo aver esordito sostenendo che “non siamo gli unici abitati dell’universo” e “tutti siamo stati contattati e un giorno comprenderemo che facciamo parte di un unico disegno”, ha poi intervistato Gaspare De Lama, persona che ha raccontato di essere stata ‘contattata’ attraverso una radiolina, da alieni che ha descritto come esseri alti tre metri e del peso di soli 30 chili.

Gli extraterrestri con cui ha raccontato di essere entrato in contatto De Lama, “sono apparsi sulla Terra negli anni tra il 1956 e il 1978, insediandosi in basi sotterranee, a circa trenta chilometri dalla superficie terrestre, in una zona estesa da Pescara a Rimini”. Il litorale di Pescara è il luogo in cui il giornalista Bruno Ghibaudi scattò una foto ad un disco volante che catturò l’attenzione di De Lama, sfogliando le pagine de “La Domenica del Corriere”. Incuriosito, De Lama scrisse al reporter che decise di incontrarlo, catturandone l’interesse col racconto di una realtà a lui sino quel momento sconosciuta. Una realtà con cui De Lama volle entrare in contatto: “Ho preso una radiolina come mi era stato detto – ha spiegato – l’ho messa sul tavolo e in pochi secondi è stata invasa da una fiammata azzurra”. Di lì a poco, secondo il racconto di De Lama, una voce ha iniziato a parlare, la radio è diventata anche ricettiva e si è creato una sorta di ponte comunicativo tra l’uomo e gli extraterrestri. Gli alieni con cui era in contatto De Lama sono identificati da una sigla: W56, dove ‘w’ sta per ‘viva’ e ’56 è l’anno del loro approdo sulla Terra. L’uomo entra a far parte di un gruppo, con ingeneri, magistrati, avvocati e persone comuni che segretamente portano avanti la loro ‘amicizia’ con gli extraterrestri.

“Comunicavamo attraverso tecnologie terrestri come la radio, la tv, il telefono – ha raccontato De Lama -. Ma la loro tecnologia è avanzatissima. Parlano l’italiano benissimo. Utilizzano mezzi di trasporto a forma di stella, di luna piena. Sono capaci di cose impensabili per noi umani, come far sparire oggetti o leggere nel pensiero”. De Lama ha poi spiegato come per loro tutto fosse amore, energia. “L’Uredda, così la chiamano, è l’energia che scaturisce dall’amore e che permette loro di fare di tutto”. Diverse le esperienze di contatto che hanno visto protagonista De Lama sino al 1978: “Sono in grado di curare gravi mali umani: hanno guarito alcuni del nostro gruppo. Hanno tecnologie così avanzate che riescono a prelevare il corpo astrale, ovvero privo di sistema nervoso, dalle persone terrestri”.

Non sono mancate vicende drammatiche all’interno del gruppo dei ‘contattati’: uno di questi è stato ricoverato in un manicomio.

Simone Arrighi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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