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Dosolo, sequestro
milionario di beni
a imprenditore edile

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DOSOLO – Un sequestro preventivo del valore totale di sette milioni di euro è stato eseguito nelle scorse ore dalla Direzione investigativa antimafia nei confronti dell’imprenditore della Gsc di Dosolo Massimo Siciliano, 43enne originario di Catanzaro. In particolare sono scattati i sigilli per l’intero patrimonio aziendale e per l’intero capitale sociale della Gsc, operante nel settore delle costruzioni e delle manutenzioni stradali, per l’intero patrimonio e capitale della Icop di Antonimina (Reggio Calabria), sempre operante nel settore costruzioni, e per le disponibilità finanziarie e personali. Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal tribunale di Reggio Calabria.

L’imprenditore, ora in carcere e coinvolto in recenti operazioni di polizia, è ritenuto vicino alla locale di ‘ndrangheta di Antonimina, diretta secondo gli investigatori dal suocero Nicola Romano (classe 1948). Massimo Siciliano viene considerato dagli inquirenti come l’imprenditore di riferimento del capo cosca Romano: avrebbe garantito, attraverso le sue ditte, l’esecuzione di lavori nel settore dell’edilizia pubblica, turbando le regole della libera concorrenza e del libero mercato alla luce del presunto condizionamento mafioso.

Nell’ambito della recente inchiesta “Ceralacca 2”, l’imprenditore della Gsc di Dosolo è accusato, assieme ad altri, di associazione mafiosa (si parla anche di corruzione e turbata libertà degli incanti per appalti in Calabria).

Il sequestro preventivo è partito dopo un’attività di indagine condotta dal centro operativo della Dia di Reggio Calabria. Molte le commesse pubbliche che si è aggiudicato negli ultimi anni l’imprenditore originario di Catanzaro. Gli investigatori sottolineano, tra le altre cose, una sproporzione tra gli investimenti effettuati da Siciliano e quanto fiscalmente dichiarato.

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