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Allarme Coldiretti:
in Provincia persi quasi
11mila ettari di suolo agricolo

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Nella foto, Paolo Voltini e un terreno agricolo

CREMONA/CASALMAGGIORE – Progresso e industrializzazione sì, ma a quale costo? La Coldiretti Cremona lancia l’allarme con un rapporto reso noto questa mattina che propone, come notizia principale, un paragone decisamente illuminante: in dodici anni, dal 2000 al 2012, la provincia di Cremona ha perso, in termini di suolo agricolo, fertile e coltivabile, l’equivalente delle città di Cremona e Crema: 10mila e 695 ettari sacrificati a strade, capannoni, aree industriali, grandi centri commerciali, edifici, cantieri e anche discariche. Alla faccia della riqualificazione del patrimonio urbanistico già esistente.

Di quasi 146mila ettari a disposizione nel 2000, gli agricoltori cremonesi possono ora coltivarne, al massimo 135mila: non si tratta soltanto di dati che preoccupano in termini di agricoltura, ma anche nel rapporto con l’ambiente e, di conseguenza, con i fenomeni atmosferici e naturali. Paolo Voltini, presidente di Coldiretti Cremona, non a caso spiega che l’Italia è soggetta a rischi in continuo aumento per quanto concerne il fenomeno di frane o alluvioni. “Parliamo di campi coltivati a mais, prato, frumento, orticole, che negli anni sono spariti” spiega Voltini “. Aree fertili sottratte alla produzione di cibo, che difficilmente potranno essere recuperate all’utilizzo agricolo o ambientale”.

La Lombardia, poi, supera la media nazionale: se in Italia il consumo di suolo in quasi sessant’anni è passato dal 2,9% al 7,3%, in Lombardia la percentuale oscillla tra l’8,8 e il 12,4 per cento. Una soglia che, purtroppo, Cremona contribuisce ad aumentare. Logico, alla luce di questi dati, che lo spazio agricolo subisca drastiche riduzioni soprattutto nei centri più popolosi: Cremona sacrifica alle infrastrutture il 25% del suo territorio comunale, Crema il 19,1%, Casalmaggiore, che fa purtroppo la sua parte, il 10,1%. Sorprendono, ma non troppo dato che si tratta di comuni affacciati sulla metropoli milanese, i dati di Monte Cremasco, Offanengo, Vaiano, Bagnolo, Pianengo, Trescore e Madignano, che non possono più dedicare all’agricoltura, da sempre fonte di reddito primaria in pianura padana, una percentuale di terreno che va dal 10 al 15%.

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