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Fermi gli stabilimenti
del pomodoro a causa
del forte maltempo

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Nella riquadro, Paolo Voltini

RIVAROLO DEL RE – Stabilimenti fermi e raccolta del pomodoro temporaneamente sospesa nella terra dell’oro rosso. E’ l’effetto maltempo in pressoché tutte le terre del nord Italia coltivate a pomodoro, dove è caduto il triplo di acqua in più rispetto agli anni precedenti, in questo “anno senza l’estate” che sta sconvolgendo i normali cicli stagionali delle campagne. “La situazione meteorologica che sta andando avanti da mesi, con questa piovosità così alta e continua, ha fermato la raccolta. In questo momento gli stabilimenti non stanno lavorando” conferma Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona e del Consorzio Casalasco del Pomodoro, cooperativa leader a livello internazionale, con sede a Rivarolo del Re (Cremona) e oltre 300 aziende agricole associate, nelle province di Parma, Piacenza, Cremona e Mantova.

Il Consorzio Casalasco ‘lavora’ un’area di circa 4.500 ettari di terreno, per una produzione complessiva di 350.000 tonnellate di pomodoro fresco, coprendo l’intera filiera del pomodoro, dal seme al prodotto finito. “Definire con precisione l’entità del danno oggi non è possibile: lo potremo quantificare quando torneremo in campo. E’ ragionevole ipotizzare una riduzione di produzione di almeno il 20%, legata all’alta piovosità e alle grandinate che hanno colpito varie aree – prosegue Voltini –. Ci prepariamo ad affrontare un forte calo di produzione,  nonostante quest’anno si possa contare su un aumento del 12-15% degli ettari coltivati a pomodoro”.

Ad inizio campagna la stima per tutto il nord Italia era di una produzione di pomodori di circa 24 milioni di quintali. A livello nazionale la produzione negli ultimi anni è oscillata fra i 4 milioni e i 4 milioni e mezzo di tonnellate.
“A preoccupare fortemente sono tutte le colture orticole e frutticole – evidenzia il Presidente di Coldiretti Cremona –. L’ortofrutta di stagione, in particolare angurie e meloni, non solo deve fronteggiare in campo l’alta piovosità, accompagnata dalla caduta di grandine che ha colpito a macchia di leopardo il nostro territorio. Va aggiunto il fatto che  questo clima, con le basse temperature, purtroppo non invoglia a consumare angurie e meloni. Il che rappresenta un ulteriore danno per i nostri produttori”.

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