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Valle festeggia
se stessa: un successo
presentazione del libro

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Nella foto un momento della serata di giovedì

VALLE (CASALMAGGIORE) – Oltre cinquanta persone presenti. Un numero che, rapportato a una platea di una grande città, sarebbe un fallimento, ma che, misurato sulla piccolissima frazione di Valle, rappresenta senza dubbio un grande successo. La sagra legata alla festa patronale della Vergine Addolorata è partita dunque con il botto, grazie alla presentazione del prezioso volume di Giovanni Cavatorta, frutto di una intensa ricerca storica, che ripercorre i 300 anni di storia della chiesetta della frazione, sorta di anno zero grazie al quale la comunità s’è sentita davvero tale, iniziando da lì il suo percorso di crescita come isola felice a cavallo tra Casalmaggiore e Viadana.

Alla presenza dello stesso Cavatorta, del parroco di Bellaguarda (parrocchia della quale Valle fa parte) don Davide Barili, dello storico del territorio Costantino Rosa e del sindaco Filippo Bongiovanni (anche se il baricentro è spostato verso Viadana, Valle fa parte del territorio del comune di Casalmaggiore), la serata è risultata interessante e il volume è andato a ruba: quasi 150 pagine di storia per un prezzo modico di 10 euro. Impossibile non restare affascinanti dinnanzi ad aneddoti molto curiosi, che hanno reso giustizia ad una frazione troppo spesso dimenticata, perché poco “pesante” politicamente o forse perché troppo lontana dal centro.

Il riscatto di Valle è così passato dalla Storia: i trecento anni della chiesa, ma anche oltre, andando a ritroso nel tempo. Per cominciare, la fondazione dell’edificio sacro, voluta da Cecilia Gallerani Cavalli – nessuna parentela con la Dama con l’Ermellino di leonardiana memoria (dato che tra le due signore passano 200 anni di differenza…) e sposata con un grande proprietario terriero del posto, Araldi – è stata il fulcro della parte iniziale del percorso storico: il 24 aprile 1714 venne certificata la posa della prima pietra per la costruzione anche di un oratorio annesso, benedetto poi nel settembre successivo durante la sagra della Vergine Addolorata, la stessa che da allora si celebra tutti gli anni e che si è appunto festeggiata giovedì sera all’osteria Valle.

Ma Valle era nata prima della sua chiesa, con grandi cascine e terreni, con salariati e dipendenti di grandi famiglie come gli Araldi, i Cavalli e anche gli Avigni. Ed è proprio qui che il libro di Cavatorta mostra sviluppi ulteriori e interessanti, ripercorrendo la Storia alle sue radici e riportando battaglie campali per il futuro non solo del comune di Casalmaggiore, ma anche dei territori limitrofi. Lo sapevate ad esempio che a Valle, nei pressi della cascina Castelfusano, si tenne una battaglia campale, con 8mila cavalieri, nel 1426? La battaglia fu un colpo di coda della Serenissima Signoria di Venezia (anche se storicamente il termine era ormai caduto in disuso), che riconquistò Casalmaggiore, prevalendo su Milanesi e Cremonesi alleati: e i bagliori delle cannonate, ricordano gli storici mediante lo studio di documenti dell’epoca, si vedevano fino a molti chilometri di distanza. Una battaglia che diede il La, per controversi sviluppi, anche al dominio dei Gonzaga su Sabbioneta, lo stesso per la quale la Piccola Atene viene ancora ricordata.

Abbiamo parlato dei Milanesi, non a caso: perché proprio da Milano, è stato ricordato, arrivavano clienti che compravano i prodotti della terra, qui particolarmente fertile, davvero rinomati: la cosiddetta Valle di Rascarolo, del resto, ancora oggi produce alcuni tra i migliori prodotti (biologici e non) dell’intero comprensorio Oglio Po. Ma a proposito di prodotti doc, come non citare lo zafferano, che scomparve dai campi di Valle dopo la presa di potere dei veneziani? E che dire della canapa, con la quale veniva prodotta la tela da sacco, venduta a Viadana in gran quantità (nel 1870 si stimavano 35mila metri di tela sui banchi del mercato)? Tra gli spunti degni di nota della serata moderata da Anna Beduschi, va ricordato anche il passaggio della chiesetta suddetta dalla parrocchia di Casalbellotto a quella di Bellaguarda.

L’ultima parte del volume è anche la più emozionante: raccoglie ricordi, testimonianze dirette, pescate a voce e non più mediante l’ausilio della carta, di chi Valle l’ha vissuta, restandoci spesso tutta la vita, perché era “un luogo piccolo, ma nel quale potevi trovare tutto”. Oggi magari non è più proprio così, ma evidentemente l’orgoglio di chi vive la più piccola delle frazioni è rimasto integro: ecco perché anche cinquanta persone, che a Milano sarebbero nulla, per Valle rappresentano un successo e un segnale, importante, di vitalità, da non ignorare. Quelle cinquanta persone, Valle, se le tiene ben strette: la migliore lezione di giovedì sera è forse quella della semplicità.

Giovanni Gardani

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