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Magia della ceramica,
scenografia spettacolare
in piazza Garibaldi

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Nelle foto il processo di cottura della ceramica, sintetizzato in tre diverse fasi

CASALMAGGIORE – Scenografia e un po’ di magia. Riscoperta andando a ritroso, all’epoca primigenia dell’uomo, quando in assenza di tecnologie l’ingegno portava a veri e proprio spettacoli artificiali, mirati a un fine molto concreto. Domenica sera, in piazza Garibaldi a Casalmaggiore, un insolito falò ha raccolto l’attenzione di molti passanti, che sul “listone” hanno potuto ammirare l’opera di Francesco Vitale, storico maestro e artista per l’associazione Ceramicarte, accompagnato dai ragazzi della scuola elementare di Vicobellignano e da Brunivo Buttarelli, con l’artista Angelica Tuminiero, che si è occupata anche dell’organizzazione della serata. Lo spettacolo, infatti, fa parte della mostra a cielo aperto “Casalmaggiore Contemporanea” e per l’intero pomeriggio di domenica ha attirato curiosi, anche se soltanto dopo le 20.30, con il calare delle tenebre che hanno accentuato la luminosità del falò, l’enigma si è risolto.

Abbiamo chiesto allo stesso Vitale si spiegare la tecnica, una delle più antiche utilizzate dall’uomo, come detto. “Abbiamo creato” spiega il maestro “una sorta di capanna indiana, con 6-7 rami di legno a sostenere un telo simile a un tappeto. Sopra questo materiale è stata spennellato un impasto denominato in termine tecnico “barbottina”, composto da argilla secca in polvere e acqua, con l’aggiunta di carta da giornale. Abbiamo creato vari strati, ciascuno di 2-3 millimetri. Quando la “barbottina” si secca fa da parete isolante, ma la cottura di fatto avviene a legna, sfruttando la presenza dei rami di sostegno della struttura”.

Il falò è stato acceso da sotto, attorno alle 15 di domenica, creando uno sfiato sulla punta del tendaggio così ottenuto: dentro la struttura, poste su vari piani, si trovavano le opere ancora da cuocere realizzate dallo stesso Vitale, dall’artista Angelica Tuminiero e dai ragazzini delle elementari di Vicobellignano. A quel punto, mano a mano che passavano le ore, venivano creati fori per fare entrare più ossigeno e fare aumentare il calore interno per la cottura. Dai 250° C del pomeriggio, attorno alle 21.30 si è passati a 450° C per chiudere con una fortissima escursione a 1000° C alle 22.45, quando l’operazione si è conclusa definitivamente, di fatto bruciando l’intera struttura a tenda indiana (più simile a un vulcano in eruzione nella parte finale del processo), senza però rovinare la ceramica, che anzi si è perfettamente cotta all’interno. Uno spettacolo scenografico davvero unico, che ha consentito di cuocere tutte le opere in terra rossa e bianca, senza nemmeno sporcare il “listone”, dato che lo stesso è stato protetto da uno strato di sabbia, preventivamente posto all’inizio delle operazioni.

Insomma un bel successo, che Ceramicarte mira ora a replicare. “Ad aprile saremo a Vicoboneghisio” spiega Vitale “e mostreremo una nuova tecnica di cottura, anche questa antica e ripresa dalla tradizione giapponese, e molto spettacolare da vedere, ossia la tecnica Raku, sfruttando fuoco e gas per cuocere le nostre opere realizzate a mano”.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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