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Paradossi in golena:
le oasi casalasche
“vietate ai turisti”

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Nella fotogallery alcuni degli accessi chiusi ai turisti

GUSSOLA/TORRICELLA DEL PIZZO/MOTTA BALUFFI – Le bellezze ci sono, i luoghi da visitare anche, la natura lungo il Po, con il paesaggio unico della Golena, è generosa anche dal punto di vista turistico. E non mancano – udite udite – nemmeno i fondi, con investimenti spesso già effettuati. Già, ma allora, che cosa non va? Chiedere per informazioni ai comuni di Gussola, Torricella del Pizzo e Motta Baluffi, peraltro consecutivi percorrendo l’argine del Grande Fiume nel Casalasco, che vantano tre siti di indubbio interesse sotto sfruttati, o non utilizzati affatto, per scelte paradossali e contraddittorie, che spesso non competono nemmeno alle amministrazioni, le quali casomai potrebbero soltanto alzare la voce per “forzare” la mano.

Il viaggio nell’assurdo parte da Gussola dove la strada che conduce alla cascina Cartiera, storico punto di riferimento di scioperanti a inizio Novecento e oltre, e soprattutto all’Oasi Lancone, paradiso naturalistico di sicuro interesse anche per i cicloturisti europei (sappiamo bene quando la bicicletta venga utilizzata dalle comitive che arrivano dall’estero e da una cultura viabilistica diversa). Il cancello, quando arriviamo, è aperto: siamo fortunati, è quasi un caso e comunque, avanti 50 metri, un cartello avviso che si tratta di proprietà privata. Il rischio reale è di entrare e poi magari restare chiusi dentro, se i proprietari decidono di chiudere il cancello, senza accorgersi che dentro, anche a chilometri di distanza, vi sono visitatori. Peccato poi che oltre la strada che indica il divieto d’accesso vi sia un’oasi risistemata con fondi regionali, dunque pubblici. Sul sito della Lipu viene semplicemente precisato che si sta cercando un accordo proprio con i privati proprietari della zona: già, ma la scritta campeggia sul portale da due anni…

Transeat, soprassediamo. A Torricella del Pizzo va anche peggio: qui la lanca Gerole è indicata con tanto di cartelli turistici che parlano addirittura di Ecomuseo all’aperto, spiegando virtù e bellezze di questa lanca. Proviamo a entrare, ma non possiamo: la sbarra scoraggia anche qualsiasi tentativo di ingresso a piedi, figuriamoci in bicicletta. Proviamo a essere più furbi, percorrendo l’argine ed entrando dal retro, dalla cava che dà sugli splendidi laghetti. Un percorso che peraltro i turisti non sarebbero nemmeno tenuti a conoscere, ma il problema non si pone comunque. Per tagliare la testa al toro basta arrivare davanti ad un nuovo divieto: nulla di fatto, chiuso, anzi sbarrato, anche lì.

Il tour termina a Motta Baluffi: qui all’attracco, che in tempo di piena è isolato (dunque inutile) dato che i collegamenti stradali per accedervi finiscono sott’acqua (!), riusciamo ad arrivare, dopo un su e giù dovuto al fondo completamente distrutto e pieno di buche (difficile che qualcuno in bici scelga di avventurarsi…). Ma una volta arrivati scopriamo che l’oasi dove l’attracco sorge è collegata al Po da un piccolo canale, che non consente a nessuna imbarcazione di una certa stazza di entrare. E così l’attracco aspetta, nella sua inutilità, e arrugginisce così come, è il caso di dirlo, le opportunità mancate a livello turistico per la nostra golena.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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