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L’avventura di Roberto
in un libro: applausi per
il “giornalista del ciclismo”

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Nella foto il tavolo dei relatori

CASALMAGGIORE/SAN GIOVANNI IN CROCE – E’ una storia nella storia quella di Roberto Luigi Vergine, nato a Cassano Magnano, in provincia di Varese, 66 anni fa ma ormai Casalasco d’adozione, dato che da 42 anni vive presso l’ospedale Aragona di San Giovanni in Croce. Per noi giornalisti è stato, nel senso migliore del termine, uno stalker, uno che spesso e volentieri chiamava (e chiama) le redazioni dei media locali, per dare informazioni prevalentemente su gare ciclistiche, con tanto di cronache a corredo, spedite in un secondo momento via posta.

Per questo il titolo scelto per l’autobiografia è quanto di più azzeccato si potesse partorire: “Nella vita potevo fare il giornalista o il giornalaio” è l’autobiografia che Roberto, un personaggio assoluto sia all’Aragona, fondazione della quale è presidente onorario, che nei vari comuni del circondario Casalasco, ha realizzato e presentato. Roberto Vergine, infatti, spesso e volentieri ha trovato nella scrittura il suo modo migliore di esprimersi, con ritagli di giornale e commenti quasi da cronista a qualsiasi evento sportivo, in particolare ciclistico, organizzato nella zona di San Giovanni (e anche oltre).

Ciclista amatoriale, Roberto Vergine sin da bambino ha sofferto di oligofrenia, una malattia che, tra i tanti difetti che porta con sé, regala comunque al 66enne nato a Cassano la gioia e lo stupore di un adolescente nell’affrontare la vita. Anche dopo la perdita della mamma in tenera età e poi, negli anni vissuti a Milano, del padre, fino al trasferimento all’Aragona, dove conosce anche il futuro sindaco del paese Vittorio Ceresini, che all’epoca ha solo 9 anni. “Roberto” ha spiegato l’attuale presidente dell’Aragona “è il fratello maggiore che io non ho mai avuto, uno di famiglia, uno che era presente alle mie nozze e ha conosciuto ora anche i miei figli”.

Il libro dello scrittore-giornalista provetto è stato presentato giovedì sera alle 21 presso la biblioteca civica Mortara di Casalmaggiore alla presenza del già citato Vittorio Ceresini, dell’assessore alla Famiglia del comune di Casalmaggiore Gianfranco Salvatore, di Mariacecilia Bianchi, l’assistente sociale della struttura che ha scritto, sotto dettatura, l’opera, oltre alla psicologa Marinella Capuzzi. Ma non sono passate inosservate le presenze di Corrado Lodi, consigliere di Federciclismo, di Giancarlo Cerutti, ex presidente della stessa federazione sportiva, legato a Roberto da antica amicizia, del campione di paratriathlon Andrea Devicenzi, di Fulvio Feraboli e di Maurizio Vezzosi, del Gioca in Bici Oglio Po. Quest’ultima società ha peraltro donato a Roberto una maglietta con vari sponsor e la scritta “Roberto Vergine Fans Club”. Alcuni stralci del libro, realizzato grazie anche alla collaborazione della psicologa Chiara Foà, sono stati letti da Donatella Bertelli al pubblico. Suscitando ammirazione, qualche risata e applausi convinti. Mentre Roberto ha occupato la scrivania con buona parte dei suoi ritagli di giornale, anche questo un must, per chi lo conosce.

Peraltro il 66enne ha spiegato la genesi della sua opera prima, con grande semplicità. “Ho scritto” ha spiegato “perché volevo raccontare la mia vita, anzi i miei pensieri e quello che ricordo del mio vissuto. Niente di più, niente di meno”. Partorita come antidoto alla depressione nel 2012, quando Roberto si è rotto un femore ed è stato costretto a rimanere in un letto d’ospedale, l’opera vive di aneddoti curiosi, di licenze poetiche, di sensazioni, di vita vissuta. Un’opera scritta da Vergine assieme a Mariacecilia Bianchi e Chiara Foà, ma una biografia, in realtà, collettiva, quasi un romanzo narrativo corale: perché tutti, dagli infermieri, agli assistenti sociali, agli altri ospiti della Fondazione, mentre Roberto ricordava e dettava dal letto della sua stanza già ribattezzata Museo del Ciclismo, erano pronti a suggerire storie e ricordi.

Tutto vero (pur con qualche iperbole), come quella volta che Roberto si vestì da prete e confessò alcune donne del paese a San Giovanni in Croce… Un personaggio a modo suo, con l’entusiasmo di un bambino anche nei confronti di un’esistenza non sempre facile. Sempre, o quasi col sorriso: perché se a Roberto chiedi quando costa il suo libro, lui sorride e scherzando ti risponde: “Costa dieci euro, ma se lo compri da me ti faccio un prezzo da amico: quindici euro”. Capita l’antifona?

Giovanni Gardani

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