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Stazione trascurata?
Si pensa all’affidamento
a enti di volontariato

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Nella foto la stazione ferroviaria di Casalmaggiore

CASALMAGGIORE – La stazione ferroviaria di Casalmaggiore, forse uno dei maggiori simboli dell’abbandono dei mezzi di trasporto alternativi, che nel corso degli ultimi 15 anni ha perso biglietteria, bar e presidi di sicurezza di ogni tipo, potrebbe presto tornare a nuova vita. Rete Ferroviaria Italiana, infatti, forse convertita come San Paolo sulla via di Damasco, ha pensato di rivedere il piano di gestione delle varie stazioni, in particolare della Lombardia dove già il traffico su rotaia con Trenord non gode di una buona fama, confermata in effetti dai fatti e dai continui ritardi.

L’intenzione da parte di Rfi è di dare in gestione i locali della stazione (almeno i più spaziosi) ad associazioni locali di volontariato, che possano da un lato approfittare della novità per trovare una nuova sede dove svolgere le proprie attività e avere un punto di riferimento, dall’altro garantire una copertura, anche dal punto di vista della sicurezza e del presidio costante, nella stessa stazione. Il primo sopralluogo, dopo che i contatti erano già stati presi da diverse settimane, si è tenuto nella tarda mattinata di martedì, alla presenza dell’assessore alla Famiglia e al Commercio del comune di Casalmaggiore Gianfranco Salvatore, della responsabile casalese di Cisvol Sara Ferrari, del volontario della Protezione Civile Aquile Oglio Po Maurizio Stradiotti e di un rappresentante regionale di Rfi.

A fare il punto della situazione è proprio Salvatore: “L’intenzione di percorrere questa nuova strada c’è ed è forte” spiega l’assessore “ma dobbiamo ancora limare alcune circostanze e alcuni dettagli. Possiamo dire che il progetto è ancora in embrione, ma comunque è reale. In particolare il percorso più breve porterebbe a fare riferimento a Rfi regionale: impiegheremmo meno tempo per ricevere il nulla osta al presidio dei locali della stazione, ma dovremmo accollarci alcuni aggravi. Uno su tutti, il fatto che le stesse associazioni debbano farsi carico di aprire al pubblico e ai viaggiatori la stazione alle 5.30 del mattino, orario per nulla comodo”. La seconda strada è più lunga ma meno tortuosa. “Stiamo pensando di fare riferimento, tramite Csv Net, la rete nazionale che collega le varie associazioni di volontariato locali e regionali, direttamente a Roma, alla sede centrale di Rfi. Servirà più tempo, qualche mese probabilmente, ma potremmo strappare un contratto con accordi più vantaggiosi, che diano respiro anche alle stesse associazioni di volontariato”.

L’idea dunque c’è ed è percorribile e anche la stessa Sara Ferrari ha promesso di attivarsi per cercare di capire quali associazioni di volontariato possano rispondere a questo appello, creando se necessario anche una turnazione nella disponibilità a fare parte del progetto: i locali della stazione non sono molto spaziosi, ma considerando che alcuni gruppi affiliati a Cisvol spesso non hanno un luogo dove ritrovarsi (si pensi per esempio alle Gev, ma non solo) ecco che l’opportunità potrebbe fare gola a molti, offrendo peraltro alla “vecchia” stazione di Casalmaggiore quel presidio del quale, da un paio di anni, ossia dopo la chiusura definitivamente del bar, oggettivamente si sente la mancanza.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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