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Presentata la mostra
su don Carlo Gnocchi,
Beato dei nostri tempi

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Nella foto Gardinazzi, Brambilla e don Nisoli al tavolo dei relatori

CASALMAGGIORE – “Con avida e insistente speranza” non è soltanto il titolo della mostra che, nella piccola ma sempre splendida chiesetta di Santa Chiara, sarà inaugurata sabato e sarà visitabile fino al 4 novembre, e poi anche nel weekend dell’8-9 novembre, dunque anche nel periodo post fiera.

Quel motto, vera sintesi del pensiero di don Carlo Gnocchi, ha infatti sempre animato la figura di un sacerdote, beatificato cinque anni fa, che si è speso in prima persona, fino al sacrificio personale, per l’aiuto del prossimo, soprattutto dei più deboli. La mostra, organizzata dalle parrocchie di Santo Stefano e San Leonardo di Casalmaggiore, rappresentate dal nuovo parroco don Cesare Nisoli, dall’Associazione Famiglie di Santo Stefano con la presidente Giovanna Gardinazzi, oltre che dalle cooperative Santa Federici e Casa Giardino, è stata presentata nella serata di mercoledì presso l’Auditorium dell’oratorio Maffei. Una serata che ha visto la partecipazione di una trentina di persone, pronte ad ascoltare il relatore, nonché uno dei curatori della mostra, dottor Emanuele Brambilla, che di fatto è l’addetto stampa della Fondazione don Carlo Gnocchi a Milano, un complesso che vanta 5mila dipendenti. “Peraltro” ha avuto modo di ricordare Brambilla “proprio qui vicino a voi, a Parma, sorge uno dei primi centri voluti dallo stesso don Gnocchi legati alla fondazione”.

Difficile riassumere la vita di don Gnocchi in pochi passaggi: è stato un sacerdote originale, un gigante della comunicazione (ispirò, per esempio, il grande regista Zavattini), l’esempio della carità evangelica spesa verso il prossimo. “Al punto” ha ricordato Brambilla “da fare carte false per poter andare al fronte, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando tutti avrebbero falsificato i documenti per non partire. Don Gnocchi è stato protagonista sia sul fronte greco-albanese che su quello russo, con la tremenda ritirata sul Don resa celebre dagli scritti di Mario Rigoni Stern. Era cagionevole di salute, ma non volle mai abbandonare i suoi ragazzi al fronte, specie i suoi alpini. E promise che, se mai fosse tornato, avrebbe aperto una fondazione”.

Passando dalle parole ai fatti subito dopo. “Morì a 53 anni, ma in una decina di anni dopo la guerra, prima della morte sopraggiunta nel 1956, riuscì” è stato ricordato alla conferenza “a lasciare un segno tangibile della sua presenza, occupandosi con la fondazione di orfani e mutilati di guerra”. Don Gnocchi peraltro fu uno dei primi ad acconsentire l’espianto di organi, pur contrastato dalla legge dello Stato e dalla stessa Chiesa. Una sfida che, post mortem, don Gnocchi vinse, donando le sue cornee a due mutilati di guerra, perché potessero tornare a vedere la luce. Lo stesso Papa Pio XII spiegò che il gesto di don Gnocchi fu sacrosanto”.

La mostra organizzata presso Santa Chiara ha già ricevuto la prenotazione da parte di cinque classi del Romani. Si concentrerà sugli scritti del sacerdote milanese, ma anche su immagini fotografiche e su tre video documentali, mostrati per qualche spezzone nella conferenza di mercoledì sera. Un modo per ricordare l’opera tuttora duratura di un grande prete, che nelle sofferenze della guerra (e nelle sue tragiche conseguenze) cercava Dio, appunto, “con avida e insistente speranza”.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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