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‘Tracce del secolo breve’
a Trieste, per una mostra
con radici casalesi

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Nella foto, alcune opere e documenti esposti alla mostra e, a destra, Piero Del Giudice alla conferenza di apertura

TRIESTE – Le “Tracce del secolo breve” conducono a Trieste, tra via Cavour e molo, tra città e mare. E’ lì, in uno spazio espositivo che non a caso prende il nome di Magazzino delle Idee, che l’eredità di opere d’arte, documenti e immagini dal fronte della Grande Guerra entra a far parte del patrimonio collettivo dei giorni nostri. Un centenario scandito da trecento opere, organizzate dal casalese Piero Del Giudice in un percorso che non può, non deve lasciare indifferenti. Fotografie, filmati, missive, tele, tempere, disegni, acque-forti, giornali: documenti in parte inediti, in parte censurati, usciti dalle trincee europee della Prima Guerra Mondiale (1914-1918) e con contributi inerenti l’assedio finale della guerra in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995). Dai Balcani ai Balcani, perché Sarajevo offre i confini temporali del ‘Secolo breve’ descritto nel saggio del 1994 firmato dallo storico britannico Eric Hosbawm: è lì, nella capitale bosniaca, che tutto ebbe inizio il 28 giugno del 1914, con l’attentato organizzato e consumato dalla Mlada Bosna, la Giovane Bosnia. Sotto i colpi di pistola di Gavrilo Princip caddero Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono d’Austria-Ungheria, e la moglie Sofia. Una scintilla che scatenò l’inferno del primo conflitto bellico planetario: la Grande Guerra, che a Trieste viene mostrata attraverso i corpi.

“Il cuore della questione sono i corpi – spiega Piero Del Giudice -. L’umana palta dove le mani affondano, mentre si guardano le loro immagini immobili, deformate”. Il tema e il tempo uniscono alle opere un catalogo, in cui la storia viene ripercorsa partendo dalla domanda: come è potuto accadere? Quesito che trova risposta in mille e più pagine, oltreché nelle trecento opere esposte a Trieste sino al 28 febbraio 2015. La mostra, il cui titolo completo è ‘L’Europa in Guerra – Tracce del secolo breve’ ed è stata inaugurata nello scorso week end, verrà allestita anche al Castello del Buon Consiglio di Trento dal 28 marzo al 30 maggio 2015. Realizzato nell’ambito delle iniziative nazionali per il Centenario della Grande Guerra, il percorso espositivo ha preso forma grazie al supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, alla Provincia autonoma di Trento e alla Provincia di Trieste, in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino e l’organizzazione della cooperativa La Collina. L’allestimento è a cura dello Studio Hypereden e Blumo di Milano.

L’esposizione ragiona sulle cause e sugli interessi che hanno scatenato il conflitto e sulle condizioni di assoggettamento di contadini ed operai caduti nella Prima Guerra Mondiale: nove milioni e mezzo di giovani, settecentomila solo sul fronte italiano. La mostra dà conto delle ribellioni, di massa ed individuali: inedite alcune lettere censurate all’epoca e reperite nel fondo dell’Archivio Centrale di Stato. Si legge della vera guerra, fatta di fame, pidocchi, uccisioni, stupri, violenze, ma anche fratellanze tra trincee nemiche. Tra le opere selezionate, quadri di Otto Dix, George Grosz, Kathe Kollowitz, Fernand Leger, Mario Sironi, Giacomo Balla, Giulio Aristide Sartorio, Italico Brass, Giuseppe Augusto Levis, Aldo Lugli, Arcangelo Salvarani, Giacomo Federico Quarenghi, Fortunato Depero, Giuseppe Scalarini e molti altri, come i cosiddetti ‘pittori-soldato’. “In Italia non esistevano pittori contro la guerra, bensì artisti anche accademici che al fronte tra i soldati in trincea subiscono un radicale mutamento, anche estetico”: così Del Giudice. “L’esposizione si lega al mio territorio d’origine, con un intervento in catalogo di Guido Sanfilippo riguardo la presenza di Umberto Saba a Casalmaggiore. Il celebre poeta era soldato dell’esercito italiano, lui, triestino in terra austro-ungarica. Convinto della guerra, era però relegato nelle retrovie. Era addetto alla custodia dei prigionieri, nel capoluogo casalasco, dove c’erano due campi di prigionia e dove scrisse poesie sul purgatorio vissuto in città, lui che da interventista voleva andare al fronte”. La mostra apre un drammatico capitolo di ‘arte di guerra’, offrendo una vetrina anche alle ‘arti basse’ di artigiani, contadini e operai in trincea che spesso dal fronte non fecero più ritorno. A differenza delle loro opere, oggi eredità inestimabile in mostra a Trieste.

Simone Arrighi

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