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Chi era Giorgio Gobbi?
Il ritratto del 43enne
assassinato

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Nella foto, l’ingresso di casa a Casteldidone

CASTELDIDONE – Anche a Casteldidone attendono novità sull’omicidio di Giorgio Gobbi, il 43enne di Casteldidone trovato ucciso con due colpi di pistola venerdì sera a Parma. Sul campanello di casa, accanto a quello della mamma Franca c’è ancora il suo nome in via Ardigò. D’altra parte anche se il 43enne, trovato senza vita, chiuso dentro il baule della Range Rover, viveva  da qualche tempo a Cicognolo, sulla strada per Cremona con una compagna romena, tornava ogni tanto in paese anche per portare le camicie da stirare alla mamma. Un anno e mezzo fa era tornato a Casteldidone ai funerali della nonna a cui era molto affezionato. Arrivava belle macchine perché gli era sempre piaciuto il lusso e poi le vetture rappresentavano il suo nuovo business e per venderne molte era necessario farsi vedere sempre con auto ben equipaggiate. Un suo amico d’infanzia ha raccontato un po’ della sua vita. “Guardi era uno con un’intelligenza superiore. Se per risolvere un problema a qualcuno ci volevano cinque minuti lui ci arrivava in cinque secondi. Beh da ragazzi eravamo un po’ tutti discoli e qualche birichinata l’abbiamo combinata ma si trattava di cose di poco conto senza grossi problemi. Poi non so che strada abbia preso e che amicizie si sia fatto. So che per ben due volte, e di questo bisogna rendergli merito, ce l’ha fatta ad uscire dal tunnel della droga, in modo autonomo”.

Altri vicini raccontano di una gioventù piuttosto violenta del ragazzo ricordando un episodio che non si è mai più cancellato dalla mente delle persone a proposito di un gatto ucciso per strada e la cui testa poi era servita per giocare a pallone con i suoi amici, Giorgio Gobbi aveva trascorso un periodo in comunità e la cronaca si era già occupata di lui quando undici anni fa era stato raggiunto da colpi di pistola sparati davanti ad un bar di San Giovanni in Croce per questioni amorose. Entrambi, lui e il rivale pare si fossero infatuati dell’assistente sociale che operava nel centro di recupero frequentato dai contendenti. Un colpo lo sfiorò mentre il secondo venne respinto dal portafoglio che teneva nella tasca posteriore dei jeans. Sentimentalmente non era mai stato legato a nessuna donna in modo particolare cambiando molte conoscenze senza mai giungere al matrimonio. Probabilmente una storia seria l’aveva adesso con la ragazza romena con cui viveva in un paese nei pressi di Cicognolo. E’ stata lei ad avvisare i carabinieri giovedì quando non lo ha visto rientrare  spiegando anche che la macchina con la quale se ne era andato era dotata di gps, il sistema satellitare grazie al quale è stato possibile ritrovare la vettura nel parcheggio al Centro Torri di Parma. Quando i carabinieri hanno prelevato la vettura portandola nel cortile della loro caserma per ispezionarla non immaginavano certo che aprendo il baule avrebbero potuto trovarci dentro il cadavere di Gobbi ucciso con due colpi d’arma da fuoco. In paese a Casteldidone non ricordano esattamente con quale concessionario stesse collaborando. Qualcuno dice che avesse aperto lui stesso un salone a Desenzano.

Tutti concordano con le sue capacità oratorie in grado di piazzare facilmente una macchina ai clienti. Ultimamente ne avrebbe venduta una ad un carabiniere. Purtroppo si ricordano anche delle frequenti visite nell’abitazione di via Ardigò dove i militari setacciavano la casa, rovesciando persino i vasi di fiori alla ricerca di sostanze stupefacenti. La mamma, sola in casa, non ha voluto parlare con nessuno dicendo solo che non sapeva nulla dei funerali perché avrebbero prima dovuto effettuare l’autopsia. A proposito della madre, una persona mite rimasta vedova anni fa e che fa del volontariato presso l’Ospedale Aragona di San Giovanni in Croce, occorre aggiungere che anche lei ad un certo punto, anni addietro, aveva dovuto rivolgersi ai carabinieri per frenare la continua insistente richiesta di soldi che il figlio le rivolgeva in modo brutale.

Rosario Pisani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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