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“Collaborazione
di tutti per aumentare
la sicurezza”

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Nella foto, il presidente della Fondazione Busi Franco Vacchelli e la struttura di via Formis

CASALMAGGIORE – I fatti accaduti a Casalmaggiore presso la Casa di Riposo Busi, che hanno visto un 28enne finire agli arresti domiciliari per essere entrato armato nella Rsa ed aver preteso medicinali dai medici di guardia, tornano a far discutere. Dopo la solidarietà ai camici bianchi coinvolti espressa attraverso un comunicato dall’Unione Medici Italiani, è ora l’amministrazione della stessa Fondazione Busi a diffondere una nota che riportiamo integralmente.

Poco tempo fa le cronache raccontano che un signore con un signore con un piccone in pieno giorno ha massacrato tre ignari cittadini milanesi che hanno avuto la disavventura di trovarsi sulla stessa strada. Oggi, purtroppo, non c’è bisogno di trovarsi su scenari bellici per rischiare la pelle. L’unico posto sicuro sarebbe, e poi non è detto, rinchiudersi in un bunker. Solidarizzando con le cinque dottoresse della Guardia Medica non si può non indulgere su alcune considerazioni anche in base a recenti avvenimenti segnalati dalla stampa locale cui il problema della sicurezza per i degenti e gli operatori è da questa amministrazione già affrontato ed in fase di risoluzione. Considerato e chiarito che l’avvento della Guardia Medica in Fondazione non è la causa del problema, perché già a dicembre la vulnerabilità della struttura era stata evidenziata dalla vandalica impresa di due giovani incoscienti, è stato imperativo (dalle ore 10 alle 7 del giorno successivo) chiudere tutti i varchi d’accesso consentendo temporaneamente due soli accessi di cui uno controllato dal medico di guardia, già munito di telecamera e video citofono, e l’altro dagli operatori dipendenti e dai volontari della Croce Rossa.

Facendo appello all’intelligenza, alla sensibilità e alla collaborazione di tutti gli operatori in attesa della soluzione definitiva, munendo gli aventi diritto di tecnologie elettroniche (pass, codici, badges e quant’altro) ci si rende conto che tutto ciò comporta un certo disagio perché sconvolge abitudini consolidate dal tempo; disagio superabile con la cooperazione di tutti per il raggiungimento del comune obiettivo di elevare il livello di sicurezza il più possibile. Purtroppo per le “uscite” del Medico di Guardia nessuno può garantirne l’incolumità. Per tranquillizzare l’Unione Medici Italiani e naturalmente le Co.Me.Te. ci piace ricordare che esistono direttive che invitano le Rsa, gli ospedali, gli istituti di Riabilitazione, la Croce Rossa stessa ove possibile di accogliere le guardie mediche nelle proprie strutture perché lavorando in tali centri si accresce il senso di sicurezza costituendo un deterrente inteso come difesa passiva. A tal riguardo sentiamo il dovere di ringraziare il personale del Busi che è intervento nella notte del 25 gennaio scorso in soccorso della dottoressa E. M. e la Croce Rossa per la collaborazione nell’accettare ed osservare le misure di sicurezza adottate e nel contempo per la presenza fisica nella zona condivisa con la Guardia Medica perché tale presenza costituisce un valore aggiunto in termini di sicurezza specie nelle ore notturne. Tutto ciò è quanto l’attuale amministrazione sta attuando, nel rispetto dei tempi tecnici, per mettere in sicurezza i propri degenti e i propri operatori.

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