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“Associazioni e
cittadini non sono
clienti del Comune”

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Nella foto, il municipio di Viadana

VIADANA – “Il terzo settore quello dell’associazionismo e privato sociale tanto per intenderci sta lamentando mancanza di collaborazione da parte del Comune da ormai molto tempo”. Il richiamo arriva da Roberto De Martino, di Viadana Democratica. “Nella mia vita – prosegue – ho attraversato molti di questi ambienti e tuttora ci lavoro a tempo pieno e so cosa significa cercare di far capire ad un sindaco o un assessore quello che si fa e che si potrebbe fare insieme ma il modo di gestire queste relazioni ha dimostrato negli anni tutti i suoi limiti. Poca lungimiranza nei politici, il sociale politicamente non paga come la costruzione di edifici o l’asfaltare strade, dietro poi alla scusa della crisi economica e dei tagli è facile dire di no”.

“In realtà – precisa De Martino – le risorse che ci sono sia economiche che strutturali dobbiamo usarle al meglio per i cittadini e altre bisogna trovarle, l’unica strada è unire le forze. Credo sia finito il tempo in cui si bussava alla porta del comune per chiedere. Non credo che funzioni nemmeno la politica comunale dei prezzi uguali per tutti e me ne lavo le mani. Il Comune non è un dispensatore di spazi e di soldi finché non sono finiti. Le associazioni e i cittadini non sono mica i clienti del Comune. Concessioni e appalti sono strumenti che mostrano limiti enormi in questo settore. Se perpetuiamo questa logica allora non investiamo nelle incredibili risorse umane che abbiamo a disposizione nel nostro paese”. “Io voglio – così De Martino – un Comune che abbia una visione, progetti insieme ai soggetti del territorio sedendo intorno a un tavolo sul quale ciascuno mette le risorse che ha e insieme si lavora per i cittadini. Occorre trasparenza, chiarezza nelle regole e la sensazione di partecipare a un progetto comune. Ognuno per la propria specificità e con le proprie competenze, uniti si fa sistema solo così possiamo fare un salto di qualità tutti. Il dialogo e il lavorare insieme è difficile ma è il mio lavoro quotidiano”.

“Conosco i problemi di chi fa teatro perché lo faccio anch’io da tanti anni e so che il Vittoria costa 610 euro per una sera più le tasse e questo per fare uno spettacolo di teatro sociale con persone disabili e studenti delle scuole. Conosco i casi sociali di questo comune con tutti i nomi e cognomi. Conosco la fatica del volontariato. Conosco le luci e le ombre del privato sociale. Conosco la voglia di fare e la sensazione di nuotare sempre contro corrente. Mi ha talmente deluso la politica del passato che ormai mi sono abituato all’idea che se voglio realizzare qualcosa per i cittadini lo devo fare con o senza l’appoggio del Comune. Ora voglio stare dall’altra parte voglio che la gente pensi che dall’altra parte c’è un volontario, c’è un operatore sociale, c’è un papà che fa quadrare i conti dello stipendio e le mie figlie vogliono andare in ludoteca ma è chiusa. C’è uno che ama il teatro, c’è uno che negli anni ha votato prima turandosi il naso e poi gli occhi e poi le orecchie…  votare è un diritto ma un cittadino si deve riconoscere in qualcosa altrimenti non ci va”.

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