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“Non si può scollegare
la tangenziale casalese
dalla Ti-Bre”

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Nella foto, il progetto dell’ingegner Lini

CASALMAGGIORE – Slegare la tangenziale di Casalmaggiore dalla TiBre per accorciare i tempi? Nessuna chance. E’ questa l’amara constatazione con cui le decine di persone presenti all’incontro di venerdì sera sono uscite dalla Sala Giovanni Paolo II dell’oratorio di Santo Stefano. Ad organizzare l’incontro pubblico, a quasi due anni dal precedente sullo stesso tema (in Auditorium Santa Croce), il Comitato per la Sicurezza del Territorio di Casalmaggiore presieduto dall’ingegner Carlo Vicini. E proprio Vicini era al tavolo dei relatori assieme al sindaco di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni e al suo vice Vanni Leoni. A moderare il dibattito il giornalista Vanni Raineri. Emblematico lo sfogo conclusivo di uno dei tanti residenti sull’Asolana presenti in sala: «E’ un’assurdità che stiano realizzando il tratto da Viadana a Casalbellotto e rimanga da fare proprio quello più necessario». Il tema dell’incontro era il traffico insostenibile sulla Provinciale Asolana e il punto sulla realizzazione dell’agognata tangenziale. Come noto, la necessità è evidente da decenni, ma di fatto l’unico ente disposto a sopportare l’ingente spesa, che si è già impegnato al proposito, è AutoCisa nell’ambito della TiBre, che però è ancora ferma all’appalto del primo lotto. Sui tempi del secondo lotto, nell’ambito del quale la tangenziale è prevista come opera compensativa, non è possibile avanzare ipotesi concrete sui tempi. Lo hanno ammesso gli amministratori, i quali hanno anche spiegato come pensare di provvedere in altra maniera ad oggi sia un’ipotesi lontana a venire.

All’inizio della serata Carlo Vicini ha introdotto l’argomento evidenziando le tante criticità con l’ausilio di slide proiettate. L’Asolana è considerata ancora oggi “strada extraurbana secondaria”, ma nei fatti fa parte da tempo del centro abitato, che si è sviluppato ad est della città. Una soluzione per facilitare interventi del Comune sarebbe appellarsi alla norma che prevede che i tratti urbani delle Provinciali siano da considerare Comunali qualora il centro abitato superi le 10mila unità. Ma non fanno fede gli abitanti del Comune, ha detto il sindaco, e la città di Casalmaggiore non arriva a tale popolazione.

I problemi per i residenti sono molteplici, dalla sicurezza alle vibrazioni che provocano lesioni alle abitazioni, dallo smog al rumore, che fa di questo tratto di strada il peggiore dell’intera provincia di Cremona (come evidenziato da un grafico dell’Arpa). Con oltre 20mila mezzi in transito al giorno (dato del 2008, in gran parte traffico pesante) l’Asolana è seconda solo alla Paullese. La mancata realizzazione da parte di Marcegaglia del raccordo ferroviario peggiora la situazione, ma l’azienda ha richiesto una proroga di tre anni (fino al 2017) sulla base del Decreto del Fare, e come sottolineato dagli amministratori l’accettazione del rinvio è un atto dovuto. La presenza di centri commerciali, delle Poste, del bancomat (con soste pericolose dei mezzi), la ciclabile presente su un lato solo, il marciapiedi incompleto sul lato est rendono la situazione insostenibile. Tra i pericoli, gli attraversamenti pedonali. Ne servirebbero di più, ha sottolineato Vicini, che ha anche chiesto passaggi pedonali a chiamata. Il che riporterebbe i semafori sull’Asolana rendendo parzialmente inutile la realizzazione delle rotonde.

A proposito di rotonde, Leoni ha fatto il punto sull’unico semaforo presente, all’altezza del Penny Market. L’ipotesi su cui si sta lavorando è il noto progetto redatto dall’ingegner Fabio Poli, anche se da più parti si sono richieste variazioni. A proposito, è stata presentata in sala una nuova proposta (vedi immagine) dell’ingegner Giuseppe Lini, che consiste dell’utilizzo a senso unico del tratto di Asolana compreso tra via IV novembre e via XX settembre, che sarebbero a loro volta percorribili a senso unico invertito per ovviare ai problemi di immissione nelle varie strade.

Bongiovanni ha fatto il punto sulla vicenda TiBre, con il piano economico e finanziario slittato al 31 dicembre 2015 e la scadenza delle concessioni che potrebbe essere prorogata al 2043. Il piano prevede investimenti per 3200 milioni per realizzare gli 81 km della bretella, e il tratto da Fontevivo e Trecasali come noto sta procedendo. «Non è scontato che si prosegua per il secondo lotto – ha detto il sindaco – ma nemmeno si può sostenere che ciò non accada». Uno stallo senza alternative: «Staccare la tangenziale dalla TiBre è un azzardo, dove si trovano le risorse?». Anche la cosiddetta tangenzialina da 25 milioni di euro che si inserisca sull’Asolana sulla rotonda Sereni ad Agoiolo (rispetto a quella iniziale che arriva al previsto casello del Fenilone da 55 milioni) non è realizzabile, il Comune non ha fondi e la Provincia è messa peggio. La Regione, che tra l’altro è a conduzione leghista come Casalmaggiore e Viadana? Niente, non ci sono soldi, risponde il sindaco. Buoni rapporti sì, soldi neanche a parlarne. «Non posso fare promesse – ha chiuso Bongiovanni – se non che ci proveremo». «Di illusioni i cittadini ne hanno avute già troppe – ha aggiunto Leoni -. Non abbasseremo l’attenzione sul progetto. Anticipare soldi da chiedere poi ad AutoCisa è una strada impercorribile, e lo stesso chiedere che la tangenziale sia opera accessoria del primo tratto già cantierato. Col progetto definitivo del secondo tratto la nostra tangenziale si farà, e questo sarà il nostro lavoro».

A questo punto sono iniziati i tanti interventi da parte dei presenti. Tra questi il coordinatore degli ambientalisti contrari alla TiBre (e favorevoli al TiBre ferroviario) Cesare Vacchelli: «Il 4 settembre la tangenziale sarebbe già maggiorenne, se Araldi non avesse rinunciato ai contributi che non legavano l’opera alla TiBre. I motivi per fare la tangenziale subito ci sono tutti, bisogna crederci, e in primo luogo deve farlo il sindaco. L’attuale situazione incide pesantemente sulla qualità della vita, le polveri sottili sono pericolose e chiediamo risposte concrete e veloci». Giancarlo Simoni del Comitato Slow Town ha proposto agli amministratori di copiare l’esempio di Reggio Emilia, dove sulla via Emilia l’architetto Matteo Dondé ha messo in sicurezza un tratto realizzando una corsia centrale spartitraffico. «Abbiamo spostato la gente fuori dal centro storico senza progettare la città del futuro», ha chiosato Simoni. «Un’idea affascinante – ha risposto Leoni – ma se non l’hanno realizzata in 30 anni ci sarà un motivo. Calata nel nostro contesto non è praticabile». «E’ ora di spendere soldi in maniera più oculata – ha obiettato Paolo Segalla – per cose utili, e l’Amministrazione di Casalmaggiore dovrebbe fare azioni coraggiose non avallando progetti che non hanno credibilità». Anche Antonio Donzelli e parecchi altri presenti sono intervenuti, in alcuni casi chiedendo al comandante della Polizia Municipale Silvio Biffi (anche lui in sala) di intensificare i controlli, ma anche ampliando la problematica ad altre vie, ad esempio via Matteotti, dove certi mezzi non potrebbero transitare.

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