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Bernardo Lanzetti
torna profeta in patria
e conquista il “listone”

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Nella foto un momento del concerto

CASALMAGGIORE – Impressioni di Settembre (forse il brano più noto della Premiata Forneria Marconi)? No, emozioni senza tempo. Un concerto che sicuramente sarà ricordato, scandito, anzi graffiato dalla “voce impossibile” di Bernardo Lanzetti, che a 67 anni spiega perché si può essere ancora sulla cresta dell’onda e soprattutto si può tornare, dopo tanti anni e qualche polemica (ricordate un paio di estati fa?) profeti in patria. Il viaggio, come ama dire Bernardo, è appena cominciato, ma quello regalato al folto pubblico di piazza Garibaldi, la stessa piazza che 49 anni fa accolse il suo illustre concittadino in uno dei suoi primi concerti, martedì sera all’interno del cartellone di Piazza Spagna, è stato soprattutto un percorso di storia della musica prog italiana con qualche incursione internazionale.

Un capolavoro canoro coadiuvato dalla musica dei Beggar’s Farm, con Eric Zanoni esordienti alla chitarra, Matteo Ferrari al violino, Mauro Mugiati alle tastiere, chitarra e voce, Kenny Valle alle tastiere, Sergio Ponti alla batteria, Daniele Piglione al basso e le due coriste, sopraffine, Eliana Parodi e Paola Gemma. Lanzetti ha provocato i primi brividi con “Seven Stones” da Nursery Crime dei Genesis, anno 1971, per poi raggiungere un primo apice con “Senza Luce” dei Dik Dik, che però in realtà è un brano degli anni ’60 dei Procul Harum. Seguito tra il pubblico dai rappresentanti della Pro Loco locale e dall’amico di sempre Franco Frassanito, con il quale Lanzetti suonerà a Volterra a settembre ricomponendo per l’occasione la formazione degli Extra, Lanzetti ha regalato una versione assolutamente riuscita anche di “With a little help from my friend” da Sgt. Pepper dei Beatles, portata però al successo planetario dal compianto Joe Cocker, azzeccando in particolare il duetto con la corista Eliana Parodi e presentando, sulle note finali del brano, tutti i suoi compagni di viaggio.

Per quanto riguarda i pezzi italiani, di grande rilievo sono risultati “Rip” del Banco del Mutuo Soccorso dal primo omonimo album del 1972 (in ricordo della scomparsa di Di Giacomo del febbraio del 2014) come pure “Maestro della voce” canzone che la Pfm ha dedicato al più grande cantante della storia del rock italiano (Demetrio Stratos, morto nel 1979) pubblicata nell’album Suonare Suonare del 1980. Ascoltando gli esperti del genere prog, particolarmente convincenti sono parse le incursioni nella sua attività solistica in versione acustica, “in particolare una asciutta “Solamente noi” – come spiega il casalese Davide Gonzaga, immerso tra il pubblico, che poi aggiunge – . Anche sul prog più commerciale, come quello dell’Equipe 84, rappresentato da “Bang Bang” nella sua versione italiana, Lanzetti ha convinto”.

Trascinante il finale con “E’ Festa/Celebration” (pensata per il pubblico americano) ma sarebbe un peccato dimenticare almeno tre momenti: il ricordo del quarantennale dell’album “Chocolate Kings”, di fatto il primo di un gruppo italiano, la Pfm, a sfondare negli States con Bernardo Lanzetti alla voce; la potenza vocale scatenata, con l’accompagnamento solo di una chitarra, in “Summertime” di George Gershwin; la pelle d’oca per “Impressioni di settembre”, con l’intero complesso impegnato a ricostruire live una delle associazioni voce-strumentale da sempre più riuscite del panorama canoro italiano, e non a caso eletta come terza miglior canzone tricolore di sempre. Non è stata l’ultima esibizione, perché il concerto è poi proseguito con “Il Pescatore” di Fabrizio De Andrè e con “Io ho in mente te” dell’Equipe 84, ma in quel momento Lanzetti ha conquistato più del solito, più di sempre, piazza Garibaldi, la “sua” piazza – nonostante qualche polemica dell’ultimo periodo – da 67 anni.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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