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Busi, sfogo di Vacchelli:
“Se queste sono
battaglie dei sindacati…”

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Nella foto Franco Vacchelli e la Casa di Riposo Busi

CASALMAGGIORE – La decisione dei sindacati di proclamare lo stato di agitazione per i dipendenti della Casa di Riposo Busi di Casalmaggiore non è andata giù a Franco Vacchelli, presidente da circa un anno della Fondazione e alle prese con una grana a suo avviso evitabile. Come noto tutto parte dalla decisione della Casa di Riposo di spostare il pagamento degli stipendi dal 27 del mese (come è sempre stato sinora) al 10 del mese successivo, per esigenze interne di contabilità.

“Se queste sono le battaglie dei sindacati – attacca Vacchelli – beh, non so che dire, si accomodino pure. Quello che non capisce è perché per tre mesi abbiamo parlato di questo problema, che non nasce dall’oggi al domani cercando una concertazione che a mio avviso significa punto d’incontro. Un accordo non si è trovato e a quel punto il Cda che rappresento ha dovuto prendere una decisione per il bene della Fondazione. Quello che voglio far capire è che a me non viene in tasca nulla con questa novità, perché personalmente faccio solo l’interesse dei miei datori di lavori che nel caso specifico sono i degenti della Casa di Riposo”.

Vacchelli spiega perché si è deciso di fare slittare i pagamenti. “Pagare il 27 del mese come prima significava dover usare anticipazioni di cassa per doverli poi versare una settimana dopo, dato che il 3 del mese successivo riceviamo le varie quote e le casse tornano a rimpinguarsi. A quel punto, per evitare questo meccanismo così macchinoso si è semplicemente pensato di spostare al 10 del mese successivo il pagamento degli emolumenti. Non solo: siamo venuti incontro ai dipendenti in difficoltà, spiegando che avremmo versato un anticipo a chiunque lo avesse richiesto, perché potesse provvedere alle spese urgenti, per poi arrivare al conguaglio regolarmente il 10 del mese”.

Non è bastato per evitare polemiche e critiche. “Ribadisco che è una battaglia che non capisco, peraltro partita poche ore dopo il pagamento del mese di luglio che, come previsto, è stato versato il 27 del mese. Secondo me i problemi nel mondo del lavoro sono altri, anche perché l’intesa è stata cercata e non ce ne siamo lavati le mani. Peraltro voglio portare la mia esperienza diretta: io stesso, da pensionato, mi sono visto cambiare il giorno di erogazione della pensione, posticipato rispetto al passato. E non sono nemmeno stato avvertito, ma non è cambiato nulla e non ho fatto alcuna polemica. Qui siamo stati trasparenti e spiegato quello che è successo. Non è bastato. Se vogliono fare battaglie, ripeto, si accomodino”.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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