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Rivarolo, è la notte
di Bertolucci: incontro
tra cinema e Storia

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Nella foto Bernardo Bertolucci in un frame del suo video-intervento

RIVAROLO DEL RE – Un mercoledì sera al cinema. Non il cinema di oggi, quello delle multisala, ma il grande schermo di una volta, quando spesso bastavano un telo bianco e un proiettore, nei locali dell’oratorio, per divertirsi in compagnia. Esattamente quello che si ripeterà, tra magia e semplicità. Altri tempi, che però mercoledì sera a Rivarolo del Re torneranno. Con un ospite speciale. Presente non in carne ed ossa ma con l’anima, con la voce, con una proiezione, un flusso di luce che solo chi ama il cinema sa come far decantare, una video-confessione di sette minuti e mezzo già arrivata nelle mani di don Luigi Pisani, parroco di Rivarolo del Re e ideatore della festa, e del sindaco Marco Vezzoni e tramessa al pubblico a partire dalle 21. Il volto in primo piano, e la voce, saranno quelle di Bernardo Bertolucci, uno dei registi che più ha segnato il panorama storico del cinema italiano, con i suoi racconti dalle campagne, della quotidianità sposata alla Grande Storia.

Oggi 75enne, Bertolucci vive a Todi e, impossibilitato a salire fino a Rivarolo del Re, non ha comunque fatto mancare un contributo prezioso, da custodire gelosamente anche per le generazioni future. Sì, perché un video del genere trascende l’orizzonte meramente locale, pur essendo dedicato alla location di due film entrati da subito nel “best of” del cineasta parmigiano, per divenire una testimonianza documentaristica di livello nazionale. Bertolucci spiega come si è sposato con Rivarolo del Re, per caso, perché inizialmente “La strategia del ragno”, film del 1969, doveva essere girato quasi esclusivamente a Sabbioneta, cittadina di abbagliante bellezza che non ha bisogno di presentazioni. Eppure, assieme al fratello Giuseppe, anch’egli regista e sceneggiatore, Bernando arrivò a Rivarolo e qui conobbe Piero Longari Ponzone, discendente di Ippolito, primo sindaco di Rivarolo del Re, dopo la fondazione di un comune distaccato dalla “madre patria” Casalmaggiore. Non un riferimento casuale, quest’ultimo, perché il nome di Bertolucci dà lustro proprio alle continue celebrazioni per il Centenario della nascita del comune di Rivarolo. E a Villa Longari Ponzone, in una sorta di colpo di fulmine, Bertolucci regalò l’onore di fare da sfondo ad una delle scene madri de “La strategia del ragno”, quella con Alida Valli e Giulio Brogi, grandi protagonisti della pellicola.

Il punto è che anche lontano dalle telecamere Villa Longari Ponzone entrò nel mito: se le sue mura potessero infatti parlare, narrerebbero che, nel 1975, anno della genesi di “Novecento”, proprio tra le pareti di questo edificio si ritrovavano lo stesso Bertolucci assieme a Donald Sutherland, Robert De Niro e Burt Lancaster. Quasi come i famosi quattro amici al bar, sempre attivi e pronti a discutere della sceneggiatura e rivedere alcune scene. Anche chi non è appassionato di cinema, quasi certamente avrà sentito parlare di nomi (e volti) che sono entrati nell’immaginario collettivo mondiale. Senza dimenticare Gerard Depardieu, altro colosso di quel film enciclopedico. La testimonianza di Bertolucci narra tutto questo ed è un regalo del quale i rivarolesi dovranno andare orgogliosi mercoledì sera, nella serata di punta della Festa dell’Oratorio 2015, ma anche negli anni a venire. Un tesoro da condividere, certo, ma del quale andare fieri anche in esclusiva.

Tuttavia, la serata sarà aperta da un documentario, realizzato dal rivarolese doc (della frazione di Villanova) Pierluigi Bonfatti Sabbioni, che grazie anche allo smisurato archivio di Arviter, da lui curato in modo maniacale e certosino in questi anni, ha potuto ricostruire la storia della famiglia Longari Ponzone e delle loro dimore. Per testimoniare che probabilmente l’idea della Marcia su Roma del Fascismo nacque proprio lì, in quella Villa, il 9 ottobre 1922, quando Italo Balbo, Roberto Farinacci e gli altri gerarchi “neri” del Nord Italia si ritrovarono principalmente per farla pagare a Parma, che non voleva arrendersi, e da lì poi spostarono il mirino sulla Capitale. E per inquadrare, sempre respirando tra quotidiano e Storia, così come l’intera serata di mercoledì consentirà di fare, la figura di Piero Longari Ponzone.

Il quale “riscattò” l’appoggio fascista (nel 1932 presso la Villa venne anche posta una lapide a ricordo dell’incontro con Balbo e Farinacci, poi rimossa), disertando dopo l’8 settembre 1943 la Repubblica Sociale di Salò ed entrando nelle fila partigiane nella Brigata Ghinaglia, che combattè sull’Appennino e poi nel Comitato di Liberazione Nazionale. Anche per questo Bertolucci volle premiarlo donandogli il ruolo del signor Pioppi, ricco proprietario terriero che, durante una riunione, al minuto 58 di “Novecento”, con coraggio si oppone al pensiero del Fascio. Particolari che legano la vita alla Storia, un singolo destino esistenziale, fatto anche di decisioni coraggiose, al grande fiume dell’Umanità. Ricordi che, narrati in modo ancora più corposo, organico e approfondito, mercoledì sera nessun rivarolese, e nessun Casalasco in generale, dovrebbe perdersi.

Giovanni Gardani

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