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“Stop al business
immigrazione”:
si alza la protesta

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Nella foto, la manifestazione a Casteldidone

CASTELDIDONE – Un centinaio di persone hanno partecipato lunedì sera alla manifestazione pacifica “Stop al business immigrazione” organizzata da Tricolori per Casteldidone il cui referente è Giovanni Caletti. Nella piazza della chiesa, a due passi dagli edifici della parrocchia che dovrebbero accogliere alcuni profughi, è stato installato un gazebo, esposti striscioni e mentre la canzone del Piave risuonava nelle casse stereo, con un megafono è stato letto un volantino. “Cosa c’è di sbagliato negli appelli alla pietà di chi, vedendo barconi di disperati che arrivano sulle nostre coste, invoca le ragioni dell’accoglienza? Nulla, in teoria. Uno Stato sovrano, forte, in salute, sa anche praticare la generosità. Ma qui non c’è né sovranità, né forza, né salute. E la pietà l’hanno uccisa gli sciacalli che ne fanno mercimonio quotidiano”: così recita il volantino. Secondo i manifestanti, sono sette le ragioni per cui l’accoglienza è diventata impraticabile. Eccole elencate.

La prima: “Non si può accogliere chi è onesto e bisognoso finché non ci saranno controlli in grado di separare buoni e cattivi e rispedire a casa celermente chi è disonesto e malintenzionato. Accogliamo criminali recidivi che nessuno pensa di espellere, persone già espulse che girano indisturbate per le città, migliaia di clandestini con un foglio di via in attesa di ricorsi e lungaggini burocratiche che li rendano non espellibili. In queste condizioni che garanzie ci sono contro l’arrivo di nuovi criminali?”.
La seconda: “Non si può aiutare chi scappa dalla guerra se le regole per il diritto d’asilo sono talmente ampie e vaghe da garantire accoglienza praticamente a chiunque non viva nell’Europa occidentale. Ghana, Senegal, Costa d’Avorio hanno i loro problemi, come noi del resto, ma non sono devastate da alcuna piaga biblica, perché dobbiamo prenderci ghanesi, senegalesi e ivoriani?”.
La terza: “Non si può ragionare di accoglienza se non si accetta neanche il principio teorico di un limite alla capacità di accogliere. si stabilisca una soglia oltre la quale chiunque, per qualsiasi ragione, non può più entrare. diecimila? Centomila? Un milione? Dieci milioni? Bene, si tenga però a mente che l’immigrato numero dieci milioni e uno se ne va a casa, quale che sia il suo dramma, anche se ovviamente la soglia sostenibile è molto, molto inferiore”.
La quarta: “Non si possono fare entrare per un’accoglienza temporanea i sofferenti, figli dell’emergenza, quando i buonisti premono affinchè si cambino le norme per la cittadinanza e si attui un vero e proprio cambiamento antropologico nella nostra società. Questo non è aiutare i bisognosi, è cambiare volto per sempre al nostro Paese, alle nostre città”.
La quinta: “Non si possono far entrare masse di allogeni giovani, vitali, affamati, in una società esangue, in crisi demografica, vecchia nell’età anagrafica e nella mentalità. Un corpo malato può essere ucciso anche da un banale raffreddore. Ed il nostro Stato, ormai morente, non ha un banale raffreddore, sta molto peggio”.
La sesta: “Non si può sottostare al ricatto di ‘accogliere chi fugge dalle guerre’ quando quelle guerre le hanno sponsorizzate, fomentate, talora persino organizzate quelli che oggi invocano l’accoglienza. Chiunque abbia sostenuto i ‘ribelli libici’, la ‘opposizione siriana’, le rivolte egiziane o tunisine va estromesso dal dibattito e dalla vita politica. Non c’è via di mezzo, non c’è tolleranza”.
La settima: “Non si può dar credito a chi rinnova l’integrazione ed è poi documentato che su questa integrazione ci mangia. Si faccia tabula rasa di tutto l’associazionismo rosso o bianco, si disintegrino le coop cattoliche o di sinistra, si tolgano le mani da coloro che operano esclusivamente nel business dell’accoglienza. E poi ne riparliamo”.

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