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Via Cairoli, Slow Town:
“Aspettiamo il morto
e saremo tutti colpevoli”

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Nella foto l’incidente contestato in via Cairoli

CASALMAGGIORE – “Questo è quello che accade nel centro storico della nostra città, a Casalmaggiore. Automobilisti che sfrecciano a velocità elevatissime a qualsiasi ora del giorno e della notte. Una condizione di pericolo costante che può uccidere pedoni e ciclisti in qualsiasi momento”. Con questo pensiero si apre il comunicato del Comitato Slow Town di Casalmaggiore, pubblicato sul blog della stessa associazione con la fotografia a corredo del terribile schianto di via Cairoli lo scorso giovedì.

“Guardatela bene quella macchina – spiega poi il comunicato sempre con riferimento all’immagine, esortando il cittadino casalese – perché lì sotto ci potevate finire voi mentre passeggiate sul marciapiede, mentre sostate davanti al bar bevendo l’aperitivo o andando sulla ciclabile, oppure ci poteva finire qualche vostro famigliare, vostro figlio/a a cui avete raccomandato tanto di stare sul marciapiede. Questo ennesimo incidente non è frutto della casualità, è l’ennesimo campanello di allarme che ci stiamo preparando ad una grande tragedia di qualche famiglia casalasca che verrà colpita nei suoi affetti. I morti e i feriti gravi che scaturiranno non saranno frutto del caso”.

Un monito che più che una Cassandra, vuole rimarcare la pericolosità di alcuni punti della viabilità a Casalmaggiore, impressioni sostenute da dati empirici, che dunque somigliano più a dati di fatto. “In questi ultimi anni sono state fatte molte rilevazioni di velocità da parte della polizia municipale locale e tutte ci dicono che in via Cairoli, come in via Baldesio ed in molte altre vie del centro storico, la velocità degli autoveicoli sorpassa notevolmente il massimo consentito. Picchi di 80/90 all’ora sono la normalità. Ma non occorono nemmeno le rilevazioni, basta sostare per qualche minuto nelle vie e chiedere ai residenti per capirlo che gli automobilisti non rispettano i limiti di velocità. Se prima questo fenomeno era relegato alle ore notturne ed era “tollerabile” ora non lo è più”.

Da qui l’accusa, che ha radici lontane. “Le strade del centro storico di Casalmaggiore sono insicure a causa delle scelte tecniche errate fatte negli ultimi decenni. Per l’utente debole della strada è praticamente impossibile muoversi in sicurezza. La responsabilità della tragedia che verrà, quindi, non sarà solo personale di chi materialmente investirà il passante, il ciclista, la mamma con la carrozzina, l’anziano, ma ci sono e saranno anche delle responsabilità politiche ed amministrative ben precise. Nessuno potrà dire “Io non sapevo”. In questi anni abbiamo continuamente sollecitato il Comune a prendere provvedimenti con scarsissimi risultati”.

L’accusa nel comunicato è plurale e dunque bipartisan e non politica, coinvolgendo di fatto differenti amministrazioni di diverso colore politico. “L’esperienza Slow Town che introduce il 30 km/h ed alcune tecniche di moderazione della velocità non sono delle fantasie utopistiche di pochi, ma la priorità che tutti i centri storici devono attuare nel più breve tempo possibile. In questi giorni la sperimentazione di via Baldesio viene proiettata nelle università italiane come buona pratica di moderazione della velocità qui il progetto invece è rimasto in un cassetto. La sicurezza stradale compete a chi amministra e se, nonostante le continue segnalazione, richieste, raccolta di firme e sperimentazioni di moderazione della velocità, una amministrazione, di qualsiasi coloro politico, non fa nulla, la responsabilità non è solo delle centinaia di disgraziati che passano a 80/100 all’ora, ma anche di chi pur sapendo che ci sono i rimedi non li attua. Che poi queste misure di moderazione siano impopolari e nessuno vuole perdere il consenso elettorale è un fatto, ma dobbiamo aspettare la morte di un cittadino e sull’onda emotiva applicare per necessità ciò che non si è avuto il coraggio di fare in precedenza per esigenze elettorali?”.

Un discorso che va oltre, lanciandosi anche in un “fondamento” politico. “Siamo così sicuri – si chiede il Comitato osservando anche il lato utilitaristico, per così dire, della faccenda – che mettere in sicurezza le strade con “tecniche di moderazione della velocità” non porti consenso e voti a chi le realizza? Che senso ha la frase che pronunciamo tutti i giorni ai nostri figli “mi raccomando stai sul marciapiede”, quando neanche lì, davanti alla porta di casa, si è più sicuri? Che senso ha vivere in un centro storico dove hai il terrore di passeggiare, di sostare nella via, di attraversare la strada sulle strisce perché nessuno rispetta il codice della strada?”.

Un j’accuse durissimo, che va oltre e di fatto sprona tutti i cittadini. “E la responsabilità della tragedia non sara solo amministrativa e politica di maggioranza ed opposizione, ma anche di tutti quei cittadini casalaschi, che in questi mesi si sono opposti all’introduzione del 30 all’ora e delle tecniche di moderazione, ed anche di tutti gli altri, la maggioranza, che sono stati e stanno in silenzio lasciando il fardello ad “alcuni cittadini” di protestare, pretendendo che l’utenza debole si muova in sicurezza nelle strade della città”.

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