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Emiliana Parati, blocco
russo: scatta cassa
integrazione per 120

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Nella foto l’Emiliana Parati

VICOMOSCANO (CASALMAGGIORE) – La crisi del lavoro morde e non risparmia neppure i colossi. A pagare le conseguenze di un mercato immobile, o quasi, stavolta è l’Emiliana Parati di Vicomoscano, azienda leader in Italia e nel mondo per la produzione di carta da parati. Una crisi non improvvisa ma nemmeno annunciata con largo anticipo, se si tiene conto che fino al 2014 proprio l’Emiliana Parati aveva continuato ad assumere e soprattutto si era dimostrata attivissima, spesso anche con difficoltà nella gestione degli operai chiamati allo sforzo di turni extra per rispondere alla grande domanda giunta in particolare dalla Russia.

E proprio il mercato russo, il principale per l’azienda di Vicomoscano, con il rublo svalutato e l’embargo economico nelle esportazioni, ha costretto i vertici di Emiliana Parati a firmare, nella mattinata di mercoledì, la cassa integrazione ordinaria per 90 operai del reparto produzione. Qualche sentore si era avuto nel maggio scorso, quando alcuni operai, obbligati a fare ferie forzate proprio per il calo di produzione, avevano manifestato con un picchetto sindacale davanti all’azienda. Il provvedimento partirà lunedì 5 ottobre e durerà tre mesi, con gli operai che si fermeranno di fatto a turno, per consentire alla produzione e alle macchine comunque di non fermarsi. La speranza è che nel giro di tre mesi – scelti come lasso di tempo precauzionale – proprio il mercato possa risvegliarsi e consentire così al colosso di Vicomoscano di ripartire a pieno regime. Quel che è certo è che la cassa integrazione ordinaria è stata firmata, come detto, per 90 operai della produzione e sarà a breve firmata anche per 30 interinali, per i quali verrà attivata la cosiddetta cassa integrazione in deroga. Centoventi lavoratori dunque a pagare le conseguenze, tra tanti fattori, di una contingenza economica davvero disgraziata, nella speranza che questo autunno, non solo meteorologico, passi in fretta.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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Commenti
  • Matteo Bottoli

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