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Un secondo
imam estremista
predicò a Motta Baluffi

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Nella foto, Mazllam Mazllami

CREMONA/MOTTA BALUFFI – Non solo Bilal Bosnic, anche un altro predicatore dell’Islam estremo, Mazllam Mazllami – come Bosnic sotto inchiesta perché accusato di aver favorito viaggi di foreign fighters verso scenari di guerra a sostegno della jihad – è passato e ha tenuto sermoni in provincia di Cremona. Mazllami, imam di Prizren (quindi kosovaro e al pari del bosniaco Bosnic esponente dell’islamismo balcanico), è finito in arresto circa un anno fa. Su di lui era già emerso un possibile collegamento con Resim Kastrati, il 23enne del Kosovo residente a Pozzaglio espulso a gennaio con l’accusa di aver abbracciato l’ideologia jihadista: alcuni elementi mai resi noti avevano infatti portato alcuni investigatori a ritenere che Kastrati fosse stato influenzato proprio da Mazllami. Bene, ora è possibile dare conto di viaggi di Mazllami in Italia e nel territorio cremonese, a Motta Baluffi.

Proprio a Motta Baluffi Bosnic aveva tenuto almeno uno dei suoi sermoni nella seconda metà del 2011. Sulla data di Mazllami non vi è certezza ma sarebbe stato ospite nel vecchio centro islamico del paese nella prima metà del 2012, periodo in cui una ripresa video comparsa in rete lo ha immortalato durante una predica a Casaloldo, nella vicina provincia di Mantova (secondo i titoli di testa del video il mese era aprile). Alla tappa cremonese si fa rifermento in una relazione di luglio dell’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano riguardante la rete jihadista con radici in Albania. Parlando di Alban Elezi, un 38enne albanese finito nell’operazione “Balkan connection” della Digos di Brescia a marzo perché ritenuto un reclutatore dell’Isis, si arriva presto a Mazllani. “Alban Elezi – si legge – era inoltre vicino ad ambienti radicali kosovari e al predicatore kosovaro Mazllam Mazllami, posto ai domiciliari dalle autorità locali a inizio 2015 con l’accusa di reclutamento; secondo gli inquirenti sarebbe stato proprio l’imam a invitare Alban in Kosovo. Mazllami era tra l’altro stato invitato più volte in alcuni centri islamici italiani, tra cui quello di Motta Baluffi, nel Cremonese, e intratteneva rapporti con Resim Kastrati, il kosovaro espulso dalle autorità italiane a inizio 2015″.

Non è l’unico testo dell’Istituto per gli studi di politica internazionale che parla di Mazllami e del suo viaggio in provincia di Cremona. Nel rapporto “L’Italia e la minaccia jihadista. Quale politica estera?”, di aprile, si fa un più generale riferimento al passaggio di Mazllami, senza specificare, come accaduto qualche mese dopo, il paese di Motta Baluffi: “Le forze di sicurezza kosovare hanno messo in atto una serie di operazioni antiterrorismo che hanno portato all’arresto di una quarantina di persone in diverse località kosovare, tutte sospettate di essere coinvolte a supportare e reclutare volontari per jihad. Tra gli arrestati figurano anche dodici imam tra cui Shefqet Krasniqi, Idriz Bilibani e Mazllam Mazllami, tre volti noti alle autorità italiane in quanto ospitati in centri islamici, rispettivamente a Grosseto, Siena e Cremona”. Di fine febbraio, inoltre, un’analisi del ricercatore dell’Ispi Giovanni Giacalone che evidenzia viaggi di Mazllami in centri islamici vicini a Mantova e Cremona.

All’epoca del suo viaggio le idee integraliste di Mazllami non erano così note e pare che l’imam, come Bosnic, abbia pubblicamente tenuto un basso profilo in provincia. Potrebbe però aver cercato di far circolare il pensiero radicale in modo informale. Fonti di polizia, comunque, assicurano che la situazione è sotto controllo e che oggi non ci sono motivi di allarme nel territorio cremonese. Dall’esplosione della questione Isis l’attenzione si è alzata ulteriormente sul fondamentalismo islamico. Una decina i soggetti per i quali era sorto qualche sospetto e che sono quindi stati monitorati dagli investigatori. Tutti tra i 20 e i 40 anni, originari di aree “a rischio”, residenti tra Cremona e il Casalasco, spesso con un lavoro da operaio in piccole imprese locali. Per uno solo, però, i sospetti hanno trovato conferme: Resim Kastrati, il kosovaro espulso a gennaio.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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