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Comuni vs Rete Gas,
la battaglia può costare
milioni a Casalmaggiore

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Nella foto uno scorcio di Rivarolo del Re, comune nei guai per il caso Rete Gas

RIVAROLO DEL RE/CASALMAGGIORE – E’ rischio default, senza mezzi termini. Una situazione senza precedenti che affonda le sue radici addirittura negli anni ’70 ed emerge come una grana pesantissima per alcuni comuni: parliamo della diatriba con Rete Gas, che quando tutto cominciò ancora si chiamava Casalasco Metano e che ha avuto ragione, secondo l’Arbitrato, nei confronti dei comuni di Rivarolo del Re e Sabbioneta, costretti ora a versare cifre milionarie, che vanno ben oltre la quota stanziata in un bilancio annuale.

Il problema, sin qui rimasto sommerso ma pronto a sbucare fuori nelle prossime settimane, quando anche la situazione di Casalmaggiore andrà a sentenza, è che pure il comune casalese rischia ora di essere affossato da una cifra davvero ingente da versare. Il primo a sfogarsi, nel Casalasco almeno, è il sindaco di Rivarolo del Re Marco Vezzoni, che racconta dove tutto è partito e arriva a definire Rete Gas addirittura come una “nuova Banda della Magliana”. “La loro è una rapina a mano armata – spiega il primo cittadino, che nei giorni scorsi si è rivolto pure al Tg3 – e a noi non resta che fare casino”.

Anche per questo mercoledì sera Vezzoni ha convocato un consiglio comunale che affronterà la questione per decidere come muoversi e cosa fare. Intanto, un po’ di storia, rievocata dallo stesso primo cittadino di Rivarolo del Re. “Nel 1972 Casalasco Metano ha avuto la possibilità di realizzare l’intera rete gas su vari comuni della zona, con l’accordo che dopo 30 anni gli stessi impianti sarebbero passati al comune. Una decisione accettata di buon grado da Rivarolo del Re, come anche da Casalmaggiore e quasi tutti i comuni della zona”. Quando però la scadenza dei 30 anni si è avvicinata qualcosa è cambiato. “Nel mentre la gestione era passata di mano ad altre società, che hanno suggerito di lasciare perdere le precedenti scadenze e di lasciare al privato per altri 30 anni la rete, in cambio di lavori di ampliamento e di un piccolo canone da versare: lì, in quel momento, ci è scappato di mano un primo risultato, nel senso che le reti erano ormai nostre, del comune, e invece sono rimaste ad altri”.

Tutto cambia, soprattutto, nel 2004-2005 e soprattutto nel 2010, quando il decreto Letta-Marzari diviene effettivo. “A quel punto il gioco si è scoperto – spiega Vezzoni – ma l’impressione è che Rete Gas sapesse tutto e abbia fatto finta di non conoscere: lo Stato ha detto ai comuni, con questa finta liberalizzazione, che le reti andavano riscattate dagli stessi comuni ed era necessario andare a gara”. Da qui le valutazioni e la guerra di perizie. “Per tutti i comuni il rapporto era di 1 a 5 o addirittura di 1 a 6: ossia, i nostri studi tecnici – per Rivarolo tocco alla società Gestir – valutavano l’intera rete cinque o sei volte di meno rispetto alla valutazione dei periti di Rete Gas. Per restare al caso di Rivarolo, eravamo disposti a pagare 350mila euro, loro ne chiedevano un milione e 200mila euro. Qualche comune ha pagato la differenza, se si trattava di reti piccole e di poche decine di migliaia di euro di gap. Ma nel nostro caso, e nel caso di Sabbioneta e Casalmaggiore, non aveva senso”.

Casalmaggiore, come detto, avrebbe dovuto pagare una differenza nell’ordine di milioni di euro. Una follia. “Ma non è tutto – precisa Vezzoni – . Anzitutto sono stati quelli di Rete Gas a voler andare ad Arbitrato, e in secondo luogo, il carotaggio della rete ha fatto emergere problemi: la rete cioè non era stata costruita a profondità di legge. A quel punto, il comune di Rivarolo intendeva pagare non più 350mila euro ma 100mila euro. Senza tenere conto di alcuni allacciamenti che già avevamo pagato. Rete Gas ha detto che questo vizio era stato sollevato troppo tardi rispetto ai tempi di legge: ma quando si vende una Golf taroccata, chi la cede sa che lo sta facendo a determinate condizioni e fa finta di nulla. E questo vale sempre, non ha bisogno dei cosiddetti tempi di legge”.

Un caso eclatante, quello che riguarda il Consorzio Casalasco del Pomodoro. “Hanno pagato 238mila euro di tasca propria per portare la rete dalle cabine del cimitero fino alla sede del Consorzio, per una lunghezza di circa 2 chilometri. Ebbene, stando alla sentenza dell’arbitrato noi dovremmo ripagare questa cifra, per la precisione 190mila euro, tenendo conto del 3% di svalutazione. Dobbiamo pagare due volte. E’ un’assurdità, ripetuta anche in altre zone del paese soggette a lottizzazione, con interventi già finanziati dal comune e dal privato costruttore”.

Tornando alle cifre, per rendere l’idea, il bilancio di previsione del comune di Rivarolo del Re parla di 1 milione e 200mila euro. La richiesta, iva compresa, di Rete Gas dopo la sentenza dell’Arbitrato è di 1 milione e 510mila euro. “E questo per noi significa default. Per questo non ci resta altro da fare che andare in appello – spiega Vezzoni – stavolta però in un Tribunale ordinario. Nel mentre chiediamo che Anci si dia da fare e non ci lasci soli”. Vale per Rivarolo del Re, ma anche per Casalmaggiore che, dopo quel voto in consiglio comunale nel 2010 che portò avanti di fatto la battaglia legale, rischia di ritrovarsi presto con un debito impossibile da saldare, quintuplicato rispetto al caso di Rivarolo del Re.

Giovanni Gardani

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