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Navigabilità del Po,
le possibili soluzioni
a Viadana

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Nella foto, il convegno sulla Stradivari

VIADANA – “L’Europa è un faro perché mette la navigabilità interna tra le priorità”: da questo presupposto, con le parole dell’ingegnere Luigi Mille, è partita la mattinata di presentazione dei primi risultati degli studi compiuti da Aipo nel corso del 2015, co-finanziati dall’Unione Europea/TEN-T, relativi agli interventi necessari per consentire la navigabilità del Po per tutto l’anno. Un partecipato convegno che ha come base operativa la motonave Stradivari, attraccata al porto fluviale di Viadana. “Prospettive di sviluppo della rete navigabile del Nord Italia”: è il titolo dell’incontro che nell’arco dell’intera mattinata di mercoledì prevede gli interventi di Ivano Galvani e Luigi Mille, dirigenti del settore navigazione interna Aipo; Paolo Ferrecchi per Regione Emilia Romagna; Tiziano Benini e Alessandro Paoletti per il Servizio Uno; Francesca Ramazzina e Ivo Fresia per il Servizio Due; Lorenzo Carapellese per il Servizio Tre.

Lo studio. ‘365 Po River System. Studio per lo sviluppo della navigabilità del fiume Po da Cremona al Mare Adriatico’ (budget di 2 milioni di euto, co-finanziato al 50% dall’Unione Europea e al 50% dalle Regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e da AIPo e a cui collabora Unioncamere Veneto) ed è stato  portato avanti  insieme allo ‘Studio di fattibilità del nuovo canale navigabile Milano-Cremona’ (budget  di un milione di euro, co-finanziato per il 50% dall’Unione Europea e per la restante parte da AIPo).

Riguardo al Po, sono state approfondite le diverse soluzioni possibili: la “regimazione”,  che prevede la costruzione di traverse lungo il fiume per stabilizzare alveo e livelli,  e la “sistemazione a corrente libera”, che richiede interventi sulle sponde e realizzazione di pennelli fluviali in modo da garantire sempre fondali sufficienti. Sono stati esaminati inoltre i rapporti tra costi e benefici, gli impatti sull’ambiente e le ricadute socioeconomiche delle soluzioni ipotizzate.

L’obiettivo è consentire il transito delle imbarcazioni per il trasporto merci della V classe Europea Cemt in ogni periodo dell’anno garantendo un fondale di 3,50 m, per contribuire al rilancio del trasporto commerciale via acqua. L’ulteriore sviluppo di questo settore rappresenterebbe un importante volano dal punto di vista economico ma anche un fattore di miglioramento della qualità dell’aria, considerato che una chiatta da 1.350 tonnellate equivale a 50 Tir, percorre 500 km con  5 litri di gasolio (mentre un Tir ne percorre 100) e per ogni giorno di funzionamento evita 1,8 kg di polveri sottili, 10,8 kg di idrocarburi incombusti e 8 tonnellate di anidride carbonica.

Simone Arrighi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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