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“Don Primo Mazzolari tra i giusti dello Yad Vashem”

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Dal sito della Diocesi di Cremona

CREMONA/BOZZOLO – Mercoledì 13 ricorre il 126° anniversario della nascita di don Primo Mazzolari e, come ogni anno, alla cascina San Colombano, luogo di nascita del parroco di Bozzolo, dalle ore 16.30 si tiene una commemorazione. Venerdì 15 presso la parrocchia del Boschetto si ricorderà don Primo, a partire dalla sua particolare attenzione al tema della pace. Alle ore 21 interverranno don Bruno Bignami, presidente della Fondazione Mazzolari e Guido Regonelli, regista che aveva riservato particolare attenzione alla figura del parroco di Bozzolo nel suo documentario «Cremona 1943». Essi presenteranno «Il massaggio di pace di Mazzolari all’epoca della terza guerra mondiale a pezzi», alla luce del quale si potrà riflettere sulla situazione conflittuale del mondo di oggi, intravedendo anche possibili strade da percorrere, ispirati dall’eredità di questo grande sacerdote. In vista di questi due appuntamenti proponiamo un intervento di don Bignami sulla possibilità di vedere Mazzolari tra i “Giusti” di Yad Vashem.

Vedremo don Primo Mazzolari tra i «Giusti» di Yad Vashem? È il sogno cullato per molti anni da Oskar Tänzer, ebreo di origine tedesca e al centro di un lungo e travagliato percorso umano che ha condotto la famiglia dalla Germania in Italia, a Milano, per poi rifugiarsi in Svizzera e tornare definitivamente in Italia dopo la guerra. Ora vive a Dovera, nel cremasco, ma quel sogno sembra farsi strada. Finalmente. Oskar, oggi novantenne, nei mesi scorsi si è reso protagonista di un’iniziativa curiosa. E’ tornato a Bozzolo per visitare la Fondazione «don Mazzolari» e per raccontare la sua testimonianza. A Mazzolari deve la vita, lui che è un entusiasta di quello che la vita gli ha regalato!

L’incontro con il parroco di Bozzolo avviene nel 1943. Nel mese di febbraio la famiglia Tänzer è sfollata e trova ospitalità a Bozzolo, nel mantovano. Il padre è internato, arrestato in seguito alle leggi razziali, e la madre è costretta a gestire una difficile situazione familiare con tre figli a carico. Dopo qualche mese anche il padre ottiene il trasferimento in confino a Bozzolo e raggiunge il nucleo familiare. Verso la fine di ottobre del 1943 si presentano alla porta di casa tre uomini: sono il podestà Giovanni Rosa, il maresciallo dei carabinieri Antonio Sartori e il parroco don Primo Mazzolari. Il podestà comunica di aver ricevuto ordine da Mantova di inviare l’elenco degli ebrei residenti sul territorio e di essere costretto a segnalare la loro presenza. Perciò, li invita a fuggire nel giro di tre giorni, il tempo che lui si sarebbe preso per inviare la lista, fingendo un’assenza da Bozzolo per malattia. Il maresciallo rassicura la famiglia circa la massima collaborazione da parte sua e don Mazzolari annuncia di aver già trovato una famiglia bozzolese, assolutamente affidabile, disposta a nasconderli al sicuro in una cascina. Il parroco esprime il suo rincrescimento di non poterli accogliere in canonica, ma la sua casa è sotto controllo dai tedeschi e il suo nome è al centro di troppi sospetti per l’impegno in favore di altre persone in pericolo. Sia il podestà sia il maresciallo concordano che la proposta di don Primo è la più sicura e consigliano di accettarla in fretta.

Mentre la famiglia medita il da farsi, il più piccolo dei figli, Oskar, si reca a Milano con documenti falsi, procurati tramite il podestà, e lì gli viene offerta una soluzione ancora più radicale: la fuga in Svizzera. La famiglia sceglie questa opzione estera, che permette di non mettere in pericolo gente del paese. Prima di partire, i Tänzer lasciano i loro averi a don Mazzolari che li custodisce con cura per tutto il periodo bellico e glieli rende persino rinnovati, alla fine del conflitto.

Il racconto di Oskar Tänzer è diventato in questi mesi una sceneggiatura per un documentario di RAI storia, che verrà girato nei primi mesi del 2016 e che andrà in onda sul canale televisivo. L’ebreo salvato «grazie all’amore» di don Primo, come Oskar evidenzia nella sua testimonianza, ha inoltrato la richiesta alla Comunità ebraica di Milano di ottenere la presenza del podestà, del maresciallo e del parroco di Bozzolo tra i «Giusti» di Yad Vashem a Gerusalemme.

Vedremo se l’iter avrà gli esiti positivi che in molti a Bozzolo si augurano. Si tratta comunque di una bella storia che racconta la comunione all’interno di una comunità rurale lombarda durante la seconda guerra mondiale. È storia nella Storia scritta dai giusti. Ogni volta che si salva una vita, il seme della speranza germoglia. L’umano non si rassegna alla mediocrità.

 

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