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Pomì, rientro eroico in
Baslenga tra fumogeni,
merende e sorrisi

L’altro dettaglio che torna dopo Istanbul è quello degli occhi stanchi: c’è chi da due notti non dorme. Meglio recuperare: domenica c’è Bergamo, domenica il tour de force riparte.
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Nella foto la Pomì nel piazzale della Baslenga dopo l'arrivo

CASALMAGGIORE – A Casalmaggiore, giovedì pomeriggio poco dopo le ore 15 in Baslenga, sembrava di essere tornati indietro nel tempo. Al 28 ottobre scorso, per la precisione, giorno dopo il sacco di Istanbul, quando l’Europa scoprì Casalmaggiore per la prima volta e Casalmaggiore a sua volta si accorse di non essere troppo piccola per l’Europa.

La ricetta è sempre la stessa: i tifosi, reduci questa volta da Stettino, arrivano per primi, quasi a voler stendere il tappeto rosso alle giocatrici della Pomì che hanno regalato una trasferta continentale, la terza su tre, da sogno. Al solito, non mancano i rituali: Pino Storti che abbraccia una ad una le atlete, una merenda nella sede sociale, qualche aneddoto raccontato qua e là (dicono che il cibo, a Stettino così come a Istanbul, non fosse il massimo, e c’è da crederci). Ci sono anche i fumogeni dalla finestra, perché serve un quid in più per celebrare una squadra che ancora una volta l’ha fatta grossa, ma stavolta più che nelle occasioni precedenti. Con una qualificazione strappata nel girone più tremendo di tutti, addirittura con una giornata d’anticipo, e con il primo posto – importante per un sorteggio favorevole – distante un’inezia.

E’ stata anche la Pomì delle esordienti e infatti molti applausi sono per Giada Cecchetto e Marianna Ferrara. Il libero in particolare sa di avere contribuito, nel terzo set, a girare la partita. “Questo 2016 è iniziato in modo perfetto per me – spiega Cecchetto – : sono entrata per l’infortunio di Imma (Sirressi, ndr) e non è mai bello subentrare per una compagna che sta male. Però ho cercato subito di connettermi con la squadra, perché non c’era tempo per pensare: la partita era troppo importante e il momento molto difficile. E’ andata bene, è stato davvero un successo del gruppo, ma già si era notato ad esempio a Prostejov e in altre gare precedenti”.

Lei, con quella pettorina raccattata chissà dove, è stata il simbolo di una squadra che non bada al look ma alla sostanza e che sa sfruttare l’umiltà come arma letale. Assieme, ovviamente, alla capacità di farsi trovare pronte anche nel più impensabile degli esordi. Come capitato a Ferrara. “Dopo avere esordito in campionato – racconta Marianna – ora anche la Champions: mi sembra un sogno e non mi aspettavo davvero di entrare in campo in un palcoscenico così prestigioso. Mi sentivo ancora un po’ insicura, ma credo di avere fatto abbastanza bene. Ora sotto a chi tocca, non vogliamo fermarci”.

L’altro dettaglio che torna dopo Istanbul è quello degli occhi stanchi: c’è chi da due notti non dorme. Meglio recuperare: domenica c’è Bergamo, domenica il tour de force riparte. Dopo Stettino la benzina fisica venuta meno sarà senza dubbio sostituita dal carburante dell’entusiasmo.

Giovanni Gardani

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