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Omicidi Moreni e Lana:
Paraga sarà estradato
il 18 febbraio prossimo

Il comandante bosniaco aveva trucidato tre volontari, tra i quali anche il cremonese Fabio Moreni, partito nel 1993 per portare viveri e speranza in Bosnia, una terra straziata dalla guerra, oltre a Sergio Lana.
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Nella foto Paraga, Moreni e la lapide a ricordo della strage

Arriverà in Italia il prossimo 18 febbraio, Hanefija Prijic, 52 anni, il comandante ‘Paraga’, il militare bosniaco esecutore della strage di Gornji Vakuf nella quale morirono anche il cremonese Fabio Moreni, 39 anni, e Sergio Lana di Rivarolo Mantovano. Paraga, arrestato lo scorso 29 ottobre dalla polizia tedesca all’aeroporto di Dortmund, in arrivo da Tuzla, sarà estradato in Italia dalla Germania. E’ previsto il suo trasferimento prima in un carcere romano, e poi a Brescia, dove sarà sottoposto a processo. Dal 2000 su Paraga, già arrestato e condannato in Bosnia, pendeva un mandato di cattura per omicidio politico emesso proprio dall’autorità giudiziaria bresciana. Il comandante bosniaco aveva trucidato tre volontari, tra i quali anche il cremonese Fabio Moreni, partito nel 1993 per portare viveri e speranza in Bosnia, una terra straziata dalla guerra, oltre a Sergio Lana, come detto.

Un viaggio da cui non tornarono mai più. Nel 1993, Prijic comandava un battaglione dell’esercito governativo. Con i suoi uomini, in un’imboscata sul monte Radovan, presso Gornji Vakuf (Bosnia centrale), saccheggiò il convoglio e poi ordinò l’uccisione dei tre italiani, Guido Puletti, Sergio Lana e Fabio Moreni. Altri due volontari sopravvissuti, Christian Penocchio e Agostino Zanotti, testimoniarono successivamente al processo contro Prijic, tenuto in Bosnia nel 2001, nel quale l’imputato fu condannato a 15 anni di carcere. Poi la pena era stata ridotta a 13. Paraga fu rimesso in libertà nel 2014, e a quel punto su di lui pendeva il mandato di cattura internazionale firmato nel 2000 dal gip di Brescia su richiesta della procura. Le accuse sono di tentato omicidio, omicidio preterintenzionale e rapina a mano armata. “Vogliamo un nuovo processo con una pena più congrua per il reato commesso”, ha commentato il procuratore generale Pierluigi Maria Dell’Osso.

redazione@oglioponews.it

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