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Coldiretti sui nitrati,
Voltini: "Rivedere
le zone vulnerabili"

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Paolo Voltini

 

RIVAROLO DEL RE – Meglio il concime naturale di quello chimico. Così le aziende agricole della Lombardia e del Piemonte che lo richiederanno potranno usare  fino a 250 chili di fertilizzante zootecnico, contro i 170 permessi fino a oggi che dovevano essere poi integrati da un apporto chimico. La decisione è stata presa dalla Direzione generale dell’Ambiente della Commissione europea per il quadriennio 2016-2019 e vale per le regioni Lombardia e Piemonte. “Si tratta di un positivo passo avanti verso la revisione di quella mappa delle zone vulnerabili per la quale ci stiamo battendo da anni insieme alla Regione e del Ministero che non hanno mai fatto mancare il loro impegno in questi anni” spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia.

La deroga “pro biologica” alla Direttiva Nitrati coinvolge ogni anno almeno 260 aziende zootecniche, ma sono oltre 500 quelle potenzialmente interessate alla sua applicazione. “Ma l’obiettivo finale – spiega Prandini –  è una ridefinizione globale delle zone vulnerabili, considerato che le ultime ricerche scientifiche hanno spostato dal settore agricolo a quello residenziale il baricentro delle responsabilità dell’inquinamento da nitrati in diverse aree della pianura padana. Fino a poco tempo fa, per comodità e interesse, tutto o quasi veniva addebitato agli allevamenti zootecnici, sulla base di indagini vecchie di oltre 20 anni, mentre adesso si è visto che l’impatto maggiore viene proprio da altre realtà”.

“Una nuova impostazione della mappa delle zone vulnerabili – spiega Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona – è strategica per garantire la sopravvivenza di un comparto che, oltre al drammatico crollo dei prezzi alla stalla di carne e latte, deve fare fronte a costi crescenti compreso quello dei terreni aggiuntivi per rispettare i parametri della Direttiva Nitrati, tanto che negli ultimi 10 anni la Lombardia ha perso quasi 3 mila allevamenti da latte e circa 600 mila suini negli ultimi sette anni”.

“Il tutto in una regione – aggiunge la Coldiretti Lombardia – che vale la metà di tutte le cosce per prosciutti Dop prodotti in Italia, dove si produce il 40% per del latte italiano e che è la culla del Grana Padano, del Bitto, del Taleggio e di tanti formaggi Dop campioni nelle esportazioni all’estero così importanti per il rilancio economico dell’Italia”. L’agricoltura lombarda offre lavoro a quasi 72mila persone contro le poco più di 67mila registrate nel 2009 quando è scoppiata la grande crisi mondiale. “Direi – conclude Prandini – che vista la situazione è il caso di mettere in campo tutte quelle misure, anche a costo zero, per irrobustire la ripresa dell’economia e la sistemazione delle zone vulnerabili è proprio una di quelle”.

 

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