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Andrea Devicenzi in cattedra
al Manin: il Giro d'Italia
Formativo a "casa sua"

Devicenzi non fa mai mancare il proprio apporto vicino a casa, anche se, come ama dire, spesso sono gli stessi ragazzi a insegnare qualcosa a chi sta in cattedra. Sin dal modo di porsi, il 42enne mental coach entra in comunicazione con gli altri.
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Foto Francesco Sessa

CREMONA – Era stato al Liceo Manin di Cremona già lo scorso anno ed è tornato per il suo terzo Giro d’Italia Formativo: tappa immancabile, vissuta in due diversi momenti di incontro con gli studenti, per Andrea Devicenzi, che s’è regalato una seconda settimana (di tre) vicina a casa, dopo il cosiddetto tour delle isole, che lo ha già portato in Sicilia e lo farà volare pure in Sardegna da lunedì prossimo.

Del resto, nel computo totale dei tre anni di Progetto 22, e del Giro d’Italia che è un’emanazione dello stesso, sono ormai poche le regioni che Andrea non ha visitato, avendo già incontrato 10mila studenti in tutto lo Stivale: Cremona, che ha la fortuna di avere nei propri confini provinciali, per la precisione nel Casalasco, a Martignana di Po, un campione del genere, gode ovviamente di un piccolo grande privilegio geografico. Per questo motivo Devicenzi non fa mai mancare il proprio apporto vicino a casa, anche se, come ama dire, spesso sono gli stessi ragazzi a insegnare qualcosa a chi sta in cattedra. Sin dal modo di porsi, il 42enne mental coach e atleta paralimpico casalasco mercoledì è entrato in comunicazione con gli altri: non dietro il banco ma sopra di esso, per non avere barriere fisiche né psicologiche, per favorire un dialogo maggiore, per spingere all’intervento i giovani interlocutori.

No, non è la solita storia, come qualcuno potrebbe pensare: certo, non mancano, nel puzzle di Andrea, alcuni must, ossia le avventure eroiche sulla Manali-Leh, la strada carrozzabile più alta del mondo, oltre 5mila metri, conquistata nel 2010, e la Parigi-Brest-Parigi, considerata l’Olimpiade delle randonnée, completata quale primo atleta disabile della storia nel 2011. Ma c’è molto di più: cominciando dalla prossima avventura organizzata in estate, della quale vi avevamo parlato in anteprima, che mira alla conquista del Machu Picchu, la misteriosa città che custodisce la cultura inca e una delle meraviglie del mondo, a partire dal 24 luglio, con 1200 km di mountain bike e quattro giorni di trekking assieme a Stefano Mattioli.

Soprattutto c’è una missione molto più quotidiana e umana, tutt’altro che irraggiungibile: testimonial Avis, Andrea ha sottolineato ai ragazzi quanto sia importante e spesso decisivo per salvare vite il gesto di donare sangue. Lo stesso Andrea, infatti, dopo quel terribile incidente che gli cambiò la vita, fu salvato proprio dalle sacche di plasma che garantirono un’operazione sofferta ma salvifica. Sì, Devicenzi ai ragazzi del Manin ha parlato anche di questo. E di molto altro: perché il suo Giro d’Italia è strutturato sempre allo stesso modo, in tre settimane: ma ogni volta cambia città, istituti, scuole, argomenti e obiettivi. Con un’unica finalità: essere l’esempio vivente del detto “non mollare mai”.

Giovanni Gardani 

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