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"A due passi dall'inferno, ma
l'ho scoperto in Italia":
casalese nel caos di Bruxelles

“Appena sceso dall’aereo - racconta - ho ricevuto proprio un messaggio da un amico che mi chiedeva scherzando se mi fossi preso qualche pallottola. Da lì ho avuto una intuizione e poi, cercando su internet, ho scoperto tutto. Ero a due passi dal caos".
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CASALBELLOTTO (CASALMAGGIORE) – Era a due passi dal caos e della sparatoria che ha fatto parlare il mondo intero, con l’irruzione delle forze speciali in un quartiere centrale di Bruxelles, il Forest, che ha portato all’uccisione di un terrorista e all’arresto di altri due, accusati di avere progettato la strage di Parigi. Eppure non si è accorto di nulla, se non al suo rientro in Italia.

E’ questa la storia, a suo modo incredibile, che Raphael Castoldi, classe 1980 di Casalbellotto, frazione di Casalmaggiore, può raccontare. “Mi trovavo a Bruxelles per incontrarmi con i miei parenti, dato che alcuni di loro vivono proprio in Belgio, dunque Bruxelles è una città che conosco bene – racconta Raphael – . Vedendo i militari ci siamo stupiti, ma non più di tanto: il Forest è infatti un quartiere centrale, ma di passaggio e solitamente i controlli sono intensificati, in questo periodo, soprattutto presso la stazione dei tram, nella stazione ferroviaria, in aeroporto oppure in luoghi turistici. Non abbiamo però avuto sentore di nulla di troppo diverso dal solito, dato che parliamo di una città che, dopo gli ultimi episodi, è vivibile ma con molti militari per strada, per ovvi motivi e come tante capitali europee”.

A colpire Raphael, casomai, è stato un altro dettaglio. “Il traffico era più congestionato del solito: certo, parliamo di una metropoli, di una grande città europea, eppure non siamo riusciti a spiegarci tutto quel caos. Però non mi sarei mai immaginato un evento di questa portata. Un quartiere centrale come il Forest è movimentato proprio per la sua posizione, dunque non mi aspettavo nulla di particolarmente grave”.

Anche perché non si sono avvertiti spari e pure altri compagni di viaggio di Raphael, conoscenti oppure imbarcati con lui sull’aereo di ritorno in Italia martedì nel tardo pomeriggio, non hanno sentito nulla. “Esatto e questo è un dato positivo: nessun allarmismo e anche il nostro aereo è partito regolarmente, senza problemi e con i controlli di rito, ma nulla di più. Nessuno parlava di questa operazione anti terrorismo e così abbiamo scoperto la verità solo una volta arrivati in Italia”.

Grazie ad un messaggio su WhatsApp. “Appena sceso dall’aereo, ho ricevuto proprio un messaggio da un amico che mi chiedeva scherzando se mi fossi preso qualche pallottola. Da lì ho avuto una intuizione e poi, cercando su internet, ho scoperto tutto. Sì, ero a due passi da lì, dalla sparatoria e dall’irruzione delle forze speciali, ma non ne sapevo nulla: da mio punto di vista, probabilmente è stata una fortuna”.

Giovanni Gardani

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