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Ayala ospite dei due
Rotary Club: "L'intervista di
Vespa è stata inaccettabile"

"Quell’intervista conteneva dei segnali, quindi concordo sul fatto Bruno Vespa si sia fatto inconsapevolmente portavoce della mafia. E’ inaccettabile una cosa simile da parte del servizio pubblico" ha spiegato l'ex magistrato agli ospiti della conviviale.
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Nella foto Meneghetti, Ayala, Morini

SOLAROLO RAINERIO – “Giuseppe Ayala: un pezzo di storia italiana”. Mai come nella bella serata rotariana di venerdì alla Clochette il titolo ha rispecchiato il contenuto della relazione. L’ex magistrato e parlamentare siciliano ha ripercorso gli anni cruciali della lotta alla mafia condotta dagli anni Ottanta ai Novanta, il periodo più sanguinoso, dal pool di Palermo, quello creato da Rocco Chinnici e proseguito da Antonino Caponnetto e costituito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Ayala era già stato a Casalmaggiore e a Viadana, grazie all’amicizia che lo lega all’imprenditore Renato Cantini, ed è sempre un piacere ascoltarlo per la chiarezza espositiva e la conoscenza diretta di fatti che sono entrati nella nostra storia, il che spiega la grande attenzione con cui anche i soci dei due Rotary Club Casalmaggiore Oglio Po e Piadena Oglio Chiese (che hanno organizzato congiuntamente la conviviale) hanno seguito la sua relazione.

Tra i tanti ospiti si segnalava la presenza dei sindaci di Bozzolo Giuseppe Torchio e di Colorno Michela Canova, oltre che del consigliere regionale Carlo Malvezzi e dell’ex sindaco di San Giovanni in Croce Libero Monteverdi. E’ da poco trascorso il 30° anniversario del primo maxiprocesso, che ha cambiato tanto nella battaglia condotta dallo Stato contro la criminalità organizzata. Ayala allora era pubblico ministero, tanto che fu lui a chiedere i primi ergastoli a Totò Riina e Bernardo Provenzano, i corleonesi che ebbero la meglio in una drammatica faida mafiosa che insanguinò la Sicilia tra la fine degli anni Settanta e l’inizio dei Novanta. Falcone e Borsellino furono i grandi protagonisti del pool, e furono assassinati quando Ayala già sedeva in Parlamento eletto nel Partito Repubblicano.

Ayala ha ripercorso i tanti omicidi dell’epoca, le mosse degli inquirenti e ha spiegato come soprattutto Falcone cambiò in modo decisivo l’approccio al fenomeno: «La sua intuizione fu quella di riunire i reati di mafia. Erano tutti collegati da quello che lui chiamava un fil rouge». Da qui la creazione del pool antimafia e del maxiprocesso.

Ayala ha spiegato che, quando vuole, lo Stato è fermo, come ha dimostrato nella realizzazione dell’aula che ospitò il maxiprocesso a fianco del carcere dell’Ucciardone. Nello stesso tempo però può decidere di allargare le maglie, come quando la nomina di Meli invece di Falcone per sostituire il giudice Caponnetto portò alla disgregazione del pool antimafia.

Il discorso di Ayala si è spostato dai meriti dello Stato e dai grandi risultati ottenuti, come la svolta garantita dalle rivelazioni di Tommaso Buscetta, ai grandi buchi neri, quelle ricostruzioni emerse da dichiarazioni di collaboratori di giustizia che dipingono un quadro a tinte fosche e che coinvolgono le grandi stragi e i discussi rapporti tra Stato e mafia in un certo periodo storico.

Ovviamente l’ex magistrato e parlamentare di Caltanissetta non poteva tralasciare la polemica dell’ultima ora, la partecipazione di Salvo Riina, figlio di Totò, a Porta a porta: «Quell’intervista conteneva dei segnali, quindi concordo sul fatto Bruno Vespa si sia fatto inconsapevolmente portavoce della mafia. E’ inaccettabile una cosa simile da parte del servizio pubblico. Riina conta ormai poco nella nuova mafia, ma la sua famiglia ha voluto trasmettere un messaggio all’ambiente della malavita».

Vanni Raineri

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